Napoli. Su Rai Tre, giovedì 2 dicembre: “Storia Criminale. Camorra e bande criminali”. Anteprima nazionale 30 novembre ore 11, Aula Magna Università Suor Orsola Benincasa

In “STORIA CRIMINALE-Camorra e bande criminali a Napoli” viene ricostruita una storia della camorra napoletana da un punto di vista inedito: quello delle vittime innocenti, uomini, donne, persino bambini uccisi per errore o perché si sono trovati nel mezzo di un conflitto a fuoco tra  clan avversari.

 

Raccontare la storia della camorra è voler parlare soprattutto di un perché, di come si è arrivato a tanto. Di come sia possibile che in una metropoli moderna come Napoli e nella Regione Campania si debbano registrare 180 vittime innocenti di camorra. Molte di queste sono “vittime per caso” o come vengono chiamati in inglese  Innocent Bystanders, spettatori innocenti della ferocia camorrista che non risparmia nessuno.

Tra i protagonisti  Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, la giovane mamma uccisa da un proiettile vagante esploso da un camorrista; Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giovane cronista del “Mattino” freddato, questo si con determinazione,  dai killer di un clan; e poi Bruno Vallefuoco, padre di Alberto, colpito da un pioggia di proiettili  all’uscita di un bar insieme a due amici, scambiati per un gruppo di camorristi da un clan rivale.

Vittime innocenti il cui nome sbiadisce, e la cui memoria invece deve alimentare una nuova cultura della legalità in una città in cui, purtroppo, la camorra infetta ancora il tessuto urbano e sociale. Perché a Napoli la Camorra ha una storia: dagli scugnizzi a Lucky Luciano nel dopoguerra, dal contrabbando di sigarette alla leadership carismatica di Cutolo, dagli affari d’oro del dopo-terremoto all’attuale diaspora di bande criminali. Cartelli, faide, lotte di quartiere: oggi la camorra è un mostro senza testa.

Dello sviluppo del fenomeno criminale napoletano, dei rapporti con la città e i suoi abitanti, ne parla chi studia da sempre questi temi, come il giornalista e scrittore Gigi Di Fiore, il sociologo Amato Lamberti, lo storico Isaia Sales. Ma anche il presidente di Confindustria Campania Giorgio Fiore. E soprattutto i magistrati in prima linea contro la camorra, a partire dal Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, dal procuratore di Torre Annunziata Raffaele Marino a Marina Ferrara del Tribnale dei minori di Napoli, o chi come Francesco Menditto si occupa di beni confiscati.

La confisca dei beni è forse l’arma più all’avanguardia dello stato contro le mafie: ma è una rivincita difficile, che richiede tempo e coraggio. Lo sanno bene i rappresentanti del mondo associativo come Geppino Fiorenza e Don Tonino Palmese di Libera Campania, o Enrico Tedesco della Fondazione Polis, che è il braccio operativo della Regione Campania per il sostegno alle vittime innocenti della criminalità e per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie.

Vittime, i cui nomi devono prendere il posto di quelli dei camorristi: perché sono loro gli eroi involontari di una città nuova, costruita sulla legalità, e non su una cultura di morte.  E le loro storie devono arrivare soprattutto ai ragazzi della Campania. Sono loro che decidono oggi, quello che sarà Napoli domani.

 

 

Anteprima nazionale 30 novembre ore 11.00

Aula Magna Università Suor Orsola Benincasa di Napoli

al Corso Vittorio Emanuele 292, Napoli

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