I giovani puteolani ospiti indesiderati nei locali pubblici della zona?

Ricevo e pubblico questa mail (in allegato la lettera)

Movimenti politici, associazioni, organizzazioni studentesche e promoter di eventi. Tutti insieme, indipendentemente dal colore politico, hanno firmato una lettera aperta alla città ed alle istituzioni, nella quale si denunciano i comportamenti ingiuriosi da parte di gestori e personale dei locali pubblici e si chiede all’amministrazione di aprire un tavolo per la regolamentazione dei locali pubblici.

« Noi giovani puteolani – si legge dalla lettera – stiamo diventando ospiti indesiderati nei locali pubblici della nostra città. Sistematicamente centinaia di ragazzi e ragazze vengono discriminati per il loro modo di vestire, per portare un cappello o un orecchino in più. Questi giovani, che noi rappresentiamo trasversalmente, non possono –continua il documento aperto – essere oggetto di discriminazioni e di ingiurie senza nessuna base».

Infatti, secondo l’Articolo 187 del regolamento di attuazione del testo unico di pubblica sicurezza, per il quale se una persona è disposta a pagare il biglietto d’ingresso in un locale pubblico bisogna farla entrare, nessun gestore ha la facoltà di non far entrare un giovane.  L’esercente non può, appunto, negare la prestazione contro il corrispettivo del prezzo, atto contrario all’ Art. 3 della nostra Costituzione, in virtù del quale “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […]”.

Gli ultimi episodi che hanno fatto da goccia in un vaso troppo pieno, sono accaduti sabato 18 al Sottovoce (complesso play off). Tantissimi ragazzi, infatti, a causa del caldo indossavano pantaloni bermuda e sono stati respinti dal Sig. Salvatore (del quale non è dato il cognome) che si qualificava come un delegato del proprietario per fare il “selezionatore”. «Altro episodio – si legge dalla lettera – è  accaduto, poco più tardi,  ad uno dei responsabili dell’Unione degli Universitari dell’area flegrea, dopo aver pagato il biglietto è stato vittima di ingiurie, diffamazioni e accuse infondate, poi respinto dal locale con la forza ed insultato pubblicamente in maniera molto accesa anche da uno dei proprietari, Matteo Cutolo».

I firmatari della lettera sperano nella sensibilità delle istituzioni, affinché problemi di questo genere non si creino più.

La lettera verrà anche inviata personalmente all’Assessore Andrea Ferro, con delega alle politiche sociali e giovanili, al fine di avere un incontro con lui e poter discutere apertamente di questa situazione che ogni giorno si fa più drammatica per centinaia di giovani.

 

Lettera condivisa luoghi pubblici

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4 Risposte to “I giovani puteolani ospiti indesiderati nei locali pubblici della zona?”

  1. Pasquino Says:

    …se non li vogliono, (e con i clienti ci campano!), una ragione dovrà pur esserci. Forse sarebbe molto meglio porre la domanda all’altra campana, invece di dare risalto a luoghi comuni, peraltro banali, di qualche giovane amico puteolano. Se poi, sta gente è indesiderata a Pozzuoli, mandateceli a Quarto (NA)…sarebbe un interessante esperimento sociologico.

  2. Valentina Says:

    Si Pasquino ! sono completamente d’accordo.. e non solo…
    RIITENGO CHE PRIMA DI RIFARSI AD ERTICOLI DI LEGG, IN QUESTO CASO art. 187 del testo unico….. dovrebbero studiare meglio la giurisprudenza… Infatti Il regolamento per l’esecuzione del Testo Unico delle Leggi di
    Pubblica Sicurezza al paragrafo 15 tratta degli “esercizi pubblici” quali Bar, Alberghi, Pensioni, Ristoranti ecc., mentre al paragrafo 14 detta norme relative agli “spettacoli e trattenimenti pubblici”.L’art. 187 è contenuto nel paragrafo 15 relativo agli ” esercizi pubblici”, e non … Visualizza altronel paragrafo 14, perciò è da escludersi la sua applicazione ad una fattispecie del tutto diversa da quella cui è normativamente destinato.La suddetta divisione fra “esercizi pubblici” e “spettacoli e trattenimenti pubblici” è del resto presente nello stesso T.U. delle Leggi di P.S.E’ pacifico, infatti, che per l’apertura di un bar, di un ristorante,di una pizzeria e d’altri esercizi similari è necessario munirsi dellalicenza rilasciata dal Sindaco a norma dell’articolo 86 del T.U. di P.S., viceversa, per l’apertura di una discoteca o di un night è richiesta la licenza che il Sindaco rilascia a norma dell’articolo 68
    del medesimo T.U..Non c’è alcun dubbio, pertanto, che si tratta di due fattispecie nettamente distinte sul piano normativo, ognuna disciplinata con autonome disposizioni. Ci… Visualizza altroò conferma che l’articolo 187 del regolamento dettato per i soli ” esercizi pubblici” non può essere applicato alle discoteche ed ai night, giacché questi ultimi soggiacciono alla normativa dettata per gli “Spettacoli e Trattenimenti Pubblici”. Un ulteriore e definitiva conferma della diversità delle due fattispecie
    è offerta dal codice penale, il quale punisce con due distinte norme l’apertura senza licenze di un “esercizio pubblico” e di un luogo di ” spettacolo e trattenimento pubblico”, riservando alla prima fattispecie l’articolo 666.In conclusione, può senz’altro affermarsi che i titolari e i gestori di discoteche, night e locali da ballo in genere, possono senz’altro selezionare la propria “CLIENTELA”, negando o sospendendo il proprio servizio, non solo nei casi in cui è richiesto da esigenza di tutela della sicurezza del locale e dall’incolumità della clientela, ma anche quando lo esigono ragioni di gestione e organizzazione del locale.
    Detti principi sono stati di recente anche confermati dalla
    giurisprudenza ( Pretura di Torino, 5/3/93) , a rilevante conforto di quanto asserito.

  3. berk Says:

    Premettendo che “La discoteca” non corrisponde ad una tipologia omogenea né sul piano del prodotto e del pubblico né sul piano dell’organizzazione e gestione delle sue funzioni; si può anche perseguire l’elaborazione di una definizione sufficientemente univoca, ma il confronto con la realtà rivela una varietà elevata di soluzioni organizzative, una compresenza di forme giuridiche e societarie, un intreccio di forme organizzative che fa della discoteca una realtà sui generis, solo in parte riconducibile alla tipologie organizzative stabilite sia nell’analisi sociologica che in quella economico-aziendale, che porta ad una ferrea e incontrastabile applicazione delle norme in questione.
    Pertanto la discoteca può essere considerata alla stregua di un esercizio pubblico, soprattutto considerando il modo in cui vengono organizzate sul territorio flegreo : es. lounge bar,lidi, discopub, centri poli-funzionali comprensivi di ristoranti, arenili, bar e sala da ballo.

    Analizzando successivamente il concetto di esercizio pubblico ,che può essere definito come locale in cui l’accesso è libero a chiunque ed in cui si svolge un’attività imprenditoriale, sottoposta a speciale disciplina di polizia, per la tutela di quanti, servendosi delle relative prestazioni, affidano ai gestori la propria salute, incolumità e sicurezza (carattere di “pubblicità” di un esercizio, intesa come condizione di fruibilità del locale, e quindi non è dato dalla apparenza esteriore, ma dalla possibilità concreta per chiunque può accedervi liberamente e di poter fruire dei servizi erogati) possiamo immaginare come sia discutibile il comportamento di alcuni gestori nell’adottare criteri talvolta discriminanti ma soprattutto umilianti nel “SELEZIONARE” (come se si trattasse di frutta) la propria clientela.

    Tralasciando eventuali dispute giurisprudenziali di cui so ben poco .ma la commentatrice precedente ancor meno di me, la quale ,secondo un’onestà intellettuale, potrebbe pure evitare imbarazzanti copia e incolla,
    vorrei concludere affermando che : l’iniziativa nasce non dalla volontà di contestare la possibilità di non ammettere all’interno della “festa” clienti dalla caratteristiche non proprio conformi ai criteri selettivi opportuni, d’altronde previsti dalla legge.
    A me, quello che dispiace, è la strumentalizzazione che ne è stata fatta di questi indici distintivi. Questi ultimi sono stati trasformati infatti in vere e proprie armi discriminatorie la cui applicazione, tuttavia, comporta un lauto compenso per i gestori. Non a caso nelle famose “serate” sono ammesse solo persone accompagnate da donne esclusivamente formato “pretty woman” che fungono a loro volta da indice di fama per la discoteca (quindi linfa vitale per i gestori) e brillanti futuri imprenditori dalla consumazione facile (l’indispensabile per i gestori) Ed ecco che tiriamo in ballo l’art. 3 della costituzione, perché nel momento in cui ,considerando i criteri selettivi stabiliti dalla legge, un ragazzo universitario ha la fedina penale pulita al pari di un futuro pseudo-imprenditore che cerca la fama del briatore flegreo, spendendo piu di quanto possa guadagnare un operaio in un mese , io sono uguale a lui e devo entrare.
    LO DICE LA LEGGE!
    Quindi fate largo se no ENTRATA A SPINTA!

  4. valentina Says:

    Pur sottolineando che non entro nel merito della causa “morale”… “ideale” che condivido in merito alle discriminanze e ai criteri di selezione, dobbiamo purtroppo ammettere che la legge consente la selezione stessa come stabilito da più sentenze, in quanto non sei stato/a ne il primo ne l’ ultimo/a a sollevare il problema di cui in oggetto. O forse credi di essere il primo/a ? … tutto è possibile ! …Non vorrei fare il “copia e incolla” delle sentenze ….. noto che ti da fastidio il “copia e incolla” 🙂 … ma non vorrei nemmeno scriverle manualmente 🙂 per cui se tieni ad avere una visione giusta della legge, prima di indicare riferimenti normativi errati, vattele a cercare.

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