Comunicato della Confesercenti area flegrea. Waterfront : una città nella città con un mega centro commerciale da 52 mila metri quadrati. E il futuro delle tante attività di vicinato?

Waterfront: un posto fiabesco, una città nella città. Un complesso polivalente, come recita la brochure di presentazione, con centri benessere, centri di ristorazione, multicinema, boutiques, impianti sportivi ed un megacentro commerciale da 52 mila metriquadrati con parcheggio per migliaia di auto.
Il tutto supportato da grandi opere infrastrutturali, strade di collegamento in grado di collegare direttamente con gli imbocchi della tangenziale, rifacimenti di percorsi su strada ferrata e spostamenti di stazioni ferroviarie.

Le indiscrezioni che da mesi giravano in città e più volte anticipate da questa associazione sindacale, sono state confermate dagli articoli apparsi recentemente sulla stampa e da quanto appreso in sede di presentazione del Progetto Waterfront.
E pensare che ancora fino a poche settimane addietro sindaco, assessore al commercio, esponenti dell’attuale amministrazione, negavano con fermezza e determinazione l’esistenza di un piano che prevedesse tra l’altro, l’insediamento di un centro commerciale sul territorio cittadino.

Statutariamente la Confesercenti rappresenta le piccole e medie imprese e questo ci permette di dire, senza imbarazzi e conflitti d’interesse, che l’insediamento di questo colosso commerciale è un pericolo serio, un colpo durissimo, decisivo, per le tante attività commerciali ed artigiane presenti sul territorio.

Da imprenditori seri che credono nel futuro di questa città si è abituati a ragionare con i numeri: l’apertura di un centro commerciale o parco commerciale che dir si voglia, secondo le recenti statistiche dell’Unione Europea comporta per ogni singolo posto di lavoro creato nella grande distribuzione, la perdita di tre posti di lavoro nelle piccole e medie imprese.

E allora viene da chiederci perché un migliaio di famiglie di commercianti ed artigiani del nostro territorio dovrebbero fare salti di gioia anziché essere preoccupati per la distruzione delle loro attività create ed portate avanti con tanta fatica e sacrifici ?
Qua parliamo di piccole e medie attività fatte da titolari e collaboratori che insieme soffrono non solo la grave crisi generale dei consumi ma anche le inefficienze e l’inadeguatezza dei servizi locali, parliamo di giovani leve che hanno aperto le proprie attività commerciali grazie a quei genitori che, usciti dal mercato del lavoro con la chiusura delle fabbriche di Pozzuoli, hanno investito le loro liquidazioni nel futuro dei propri figli con l’apertura di nuovi negozi.

Non si tratta di essere a favore di quella o quell’altra maggioranza, di essere a favore di questo o quest’altro partito. Si è perplessi e preoccupati per l’uso commerciale che si vorrebbe fare di un’ enorme area del complesso ExSofer.
Si è preoccupati per un insediamento commerciale non previsto dagli strumenti urbanistici, non presente in alcun SIAD, e soprattutto non commisurato alle reali esigenze di una città già circondata da grosse strutture della Grande Distribuzione. (Le Campane a Pozzuoli, Ipercoop a Monteruscello-Quarto, Auchan a Giugliano, Le Porte di Napoli, solo per citarne alcune).
Un’area di 52mila metri quadrati non sono commisurati al quartiere, ma puntano a un bacino di clientela che riguarda l’intera città di Pozzuoli, la vicina Napoli, la provincia.

Non si tratta di fare campagne filosofiche contro un progetto che in termini di visibilità ed economie messe in gioco ha tutti i numeri per raccogliere su di se un’attenzione non solo nazionale.

Quello che preoccupa questa associazione di categoria è che tale progetto va ben oltre la costruzione di un
megacentro commerciale e che è facile prevedere sin d’ora la vittima designata : il tessuto composto dalle tante attività commerciali ed artigiane di vicinato, i negozi indipendenti.
Quello che enormemente preoccupa, particolarmente in questa fase di profonda crisi economica, è che la riqualificazione debba essere fatta sulla pelle dei commercianti, degli artigiani e della miriade di piccole imprese che sono oggi l’unico vero baluardo contro il tracollo socio-economico della città.

Emerge la diversità di vedute, emergono due modi di intendere lo sviluppo per le imprese del territorio.
Un progetto di riqualificazione della costa, un progetto di rilancio del turismo è un concetto ben diverso da un centro commerciale di 52mila metri quadrati.

Il progetto presentato è la costruzione di una cittadella autosufficiente in grado di convogliare al proprio interno migliaia di persone al giorno. Si viene estrapolati dal proprio habitat sociale e si viene trasformati in consumatori a ciclo continuo, con strutture aperte tutti i giorni e a tutte le ore.
Si potrebbe dire che sarebbe possibile vivere in questa nuova area senza avere bisogno di uscirne.

E intanto le piazze si svuotano, il territorio perde la propria identità sociale e culturale e le piccole e medie imprese di commercianti ed artigiani sono le prime a soccombere.
I tanti cartelli di “Cedesi Attività” presenti in città sono già oggi la cartina tornasole della crisi che vive l’economia locale. Attività che “saltano”, pezzi di tessuto cittadino che scompaiono. Pezzi di città che da cuore pulsante economico diventano, dopo la chiusura delle attività commerciali, dei luoghi fantasma. E per ogni negozio che chiude, ogni insegna che si spegne è un pezzo di città che muore.

In contrapposizione a tutto ciò si fa riferimento alle opportunità di “sviluppo e allargamento del mercato” con la creazione di posti di lavoro e assorbimento di mano d’opera.
Posti di lavoro, spesso con contratti di lavoro a tempo determinato o part time, che comunque non bilanciano i posti di lavoro persi per la chiusura di centinaia di piccole e medie attività, incapaci di reggere la concorrenza di simili colossi. Senza dimenticare che commercio ed artigianato non hanno ammortizzatori sociali.

Sul tema “allargamento mercato” è bene poi fare una riflessione. L’apertura di nuovi megacentri commerciali non produce alcun allargamento del mercato poiché si sovrappone alle attività commerciali già esistenti ed il reddito prodotto accresce di poco poiché di nuovo c’è solo una piccolissima parte dovuta all’utenza extra-territoriale. Reddito poi che, fatto salvo le retribuzioni pagate ai lavoratori dipendenti, non rimane nemmeno sul territorio in quanto quasi sempre la sede di queste nuove megastrutture è al Nord o fuori dell’Italia.

La parte imprenditoriale è comprensibile che faccia le sue scelte ed avanzi le proprie proposte, meno comprensibile e giustificabile è la posizione assunta invece dalla politica, da chi ha governato e da chi governa il territorio.
Le Amministrazioni Comunali che favoriscono progetti di insediamento di grandi strutture commerciali, a volte rispettando il dettato normativo vigente e a volte meno, devono essere consapevoli che contribuiscono ad assestare un colpo durissimo, decisivo, all’economia locale, favorendo in questo modo un processo travolgente di desertificazione dei Centri Urbani.

Si ha la netta sensazione che, accecati da chissà quali bagliori, non si sia posti il problema del futuro delle tante attività commerciali ed artigianali oggi presenti sul territorio. Attività a cui è stato chiesto il voto nelle varie campagne elettorali “garantendo” giusta attenzione ai problemi della categoria. Attività che oggi invece, in mancanza di progetti che prevedano ed assicurino la dignità della persona e del diritto al lavoro, saranno costrette a soccombere di fronte a questo colosso che irrompe sul territorio.

Nel contesto di scelte che investono la politica urbanistica e commerciale, ove sono evidenti preferenze ed obiettivi che cercano di ridiscrivere il panorama economico locale, è importante essere presenti in tutte le sedi e sollecitare un continuo e profondo confronto con le Amministrazioni Locali al fine di contrastare una cultura che nei fatti favorisce lo sviluppo di grandi dimensioni commerciali a danno della locale economia distribuita.

Confesercenti Area Flegrea non è arroccata su posizioni antistoriche.
Si è pienamente favorevoli a progetti tesi a promuovere lo sviluppo ed il benessere della città, purché sia prevista la valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese ed venga ad esse assegnato il giusto ruolo di salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane.
Senza questo presupposto è facilmente comprensibile come tra due competitori – il commercio tradizionale e la grande distribuzione – sia quest’ultima ad avere la meglio, sia per le potenzialità economiche di cui dispone, sia in virtù dei “poteri forti” che rappresenta.

A fronte di un progetto così dettagliato ed articolato, quale risulta essere il Progetto Waterfront, Confesercenti Area Flegrea chiede di conoscere quale futuro è stato previsto per le attività del Centro Storico, per le attività di Arco Felice, per le attività di vicinato dell’intera città di Pozzuoli, per tutte quelle attività che sono state fino ad oggi l’unica valvola di sfogo delle forze lavorative espulse dal mercato del lavoro per le progressive dismissioni degli insediamenti metalmeccanici puteolani.

Occorre uno sviluppo equilibrato della rete di vendita. Si soprassieda pertanto all’ipotesi di un insediamento commerciale della Grande Distribuzione che, per il dimensionamento previsto e l’ubicazione prevista, è sproporzionalmente concorrenziale con il diffuso reticolo delle piccole e medie imprese esistenti sul territorio.

In alternativa si promuovano, ad esempio, insediamenti che siano luoghi di cultura e divulgazione della tradizione marinaresca della città.
Si pensi ad un Museo marittimo che possa offrire una documentazione del sorgere e dell’affermarsi della marineria locale, recuperando e valorizzando il patrimonio storico e culturale marittimo della tradizione imprenditoriale flegrea, favorendo altresì la conoscenza del rapporto che ha legato e lega la città al mare.
Un Museo che possa offrire ad aziende e privati anche la possibilità di usufruire di suggestive sale e terrazze per eventi prestigiosi, per convention, per congressi, conferenze e ricevimenti.

Si pensi ad un Acquario, sul modello di altre città che si affacciano sul mare, dove sia possibile organizzare attività di sviluppo e radicamento della “cultura del mare” nel suo significato più ampio. Si articoli un progetto che abbia la missione di sensibilizzare ed educare il semplice cittadino, le scolaresche alla conservazione e all’uso responsabile degli ambienti marini attraverso la conoscenza e l’approfondimento delle specie animali e dei loro habitat.

Si pensi di progettare l’organizzazione e la realizzazione di una logistica commerciale (depositi, catene del freddo, piattaforme alimentari) capace di promuovere la conservazione, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti ittici locali ponendosi come obiettivo il superamento dei confini locali.

Si pensi ad uno sviluppo che non mortifichi le attività commerciali ed artigianali che sono sul territorio.

Confesercenti Area Flegrea alla luce di quanto illustrato, auspicando che si percorra insieme la strada del confronto e della concertazione, evitando così dannose contrapposizioni sul territorio, chiede pertanto che il progetto presentato trovi in tempi brevi le giuste correzioni e che si mettano in campo soluzioni politiche ed economiche incisive e coraggiose, in grado di garantire non solo gli interessi economici degli investitori ma anche e soprattutto, il futuro delle attività commerciali ed artigiane del territorio.

Daniele Lattero
Presidente Confesercenti Area Flegrea

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