Contro la mercificazione del territorio e del sapere, per un confronto pubblico su Bagnoli e il Forum delle Culture del 2013

La vicenda della riqualificazione di Bagnoli rischia di diventare l’esempio più significativo delle ambiguità legate alle politiche e ai metodi di governo del centrosinistra in Campania. Dietro lo schermo di una pianificazione ispirata a obiettivi di riequilibrio ambientale e sociale, è proceduta una gestione concreta del territorio progressivamente divergente da essi. Anche da sinistra si continua miopemente a concentrare l’attenzione sugli scarni esiti della bonifica o della ristrutturazione urbanistica, denunciandone gli scarti rispetto ai programmi e concludendo che “a Bagnoli non si è fatto niente”.

Ma una miriade di trasformazioni grandi e piccole di questo territorio indicano come in quindici anni si sia operato molto, anche se con obiettivi e interessi diversi da quelli ufficiali: ossia per privatizzare le risorse dell’area ed inibirne la rappropriazione collettiva. Basti guardare il litorale che va da Coroglio a Lapietra, dove è stata consentita e agevolata la proliferazione di attività collidenti con gli interessi pubblici e le norme urbanistiche (dalle concessioni balneari dei lidi privati alla ricostruzione dei fabbricati di Città della Scienza). Oppure agli abitati di Bagnoli e Coroglio, dove la valorizzazione immobiliare ha espulso nella periferia metropolitana centinaia di famiglie a basso reddito. Questi non sono incidenti di percorso ma i risultati di una politica fondata su correnti sotterranee di interessi che hanno eroso le esili fondamenta dei piani urbanistici, i cui seducenti disegni sono stati ridotti a specchietti per le allodole, volti ad inibire la mobilitazione delle energie critiche e delle forze popolari. Utilizzando strutture amministrative pubbliche o parapubbliche che hanno drenato parassitariamente ingenti risorse statali, come il Commissariato di Governo alle Bonifiche o la BagnoliFutura, si è condotto il processo di trasformazione in un vicolo cieco, per giustificare l’accantonamento degli strumenti di pianificazione democratica e l’adozione di un nuovo programma di interventi subordinato agli interessi parassitari privati. Oggi la classe politica ed imprenditoriale napoletana ha iniziato la manovra di revisione speculativa del piano urbanistico già tentata più volte nel corso di questi anni, e di cui l’America’s Cup costituì nel 2003 il più organico esempio. Il vicesindaco Santangelo ha annunciato l’incremento delle cubature residenziali (e non certo per case popolari) ma presto seguiranno le altre modifiche richieste dagli imprenditori napoletani: l’edificazione alberghiera del lungomare, la drastica riduzione del parco urbano per realizzare un campo da golf, l’impianto di un porto turistico nel mezzo del litorale. Il Forum delle Culture 2013 costituisce lo strumento operativo per portare a termine questo processo: esso è l’esempio di una politica urbanistica fondata sulla promozione di eventi spettacolari indifferenti alla natura dei luoghi e delle comunità residenti, che vengono calati sui territori per attirarvi investimenti a base prevalentemente speculativa. Il ricorso a strutture centralizzate e procedure attuative straordinarie riduce ogni controllo sull’uso delle risorse pubbliche e garantisce la remunerazione dei capitali privati.
In questa storia riscontriamo i caratteri presenti in altre vicende campane, come quella della gestione rifiuti: sostanziale subordinazione dell’interesse pubblico a quello privato, compromissione di entrambi gli schieramenti politici con gli interessi più retrivi dell’imprenditoria, ricorso all’emergenza e adozione di strutture ad hoc per scavalcare le norme ordinarie ed i controlli democratici, riduzione dell’informazione a propaganda e della partecipazione a consenso passivo. Bagnoli è stata la prima sperimentazione del metodo di governo consociativo definito bassolinismo, che sta ora passando le consegne al populismo autoritario della destra. Per questo, oltrechè per la sua rilevanza sull’assetto territoriale di Napoli e dell’area flegrea, riteniamo che non si tratti di una vicenda locale. De te fabula narratur. Vogliamo quindi aprire un confronto pubblico per capire quali margini operativi esistono oggi per impostare una campagna politica che, sulla critica al Forum delle Culture e ai processi di privatizzazione a Bagnoli e nell’area metropolitana, riesca a promuovere una diversa prospettiva per la gestione del territorio e la produzione culturale. Ci rivolgiamo in primo luogo ai movimenti emersi in questi anni con le battaglie ambientali per un diverso piano rifiuti, per la difesa del territorio e dei beni comuni, contro la privatizzazione delle risorse idriche, per il ruolo pubblico del sistema di formazione e ricerca; ma anche a quel vasto mondo di singoli cittadini e associazioni che operano nel sociale e producono cultura concretamente interrelata ai bisogni e alle contraddizioni dei territori.

PROPONIAMO DI VEDERCI PER UN PRIMO INCONTRO ALLE ORE 16:30
DI MERCOLEDÌ 8 APRILE 2009, PRESSO L’AULA GIOFFREDO DI PALAZZO GRAVINA,
SEDE DELLA FACOLTÀ DI ARCHITETTURA DI NAPOLI, IN VIA MONTEOLIVETO 3.

Assise Cittadina per Bagnoli assisebagnoli@gmail.com 3472954487 (marco) 3402716771 (massimo)

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