I tagli alla Sanità Campana approvati dal Consiglio Regionale, non vanno verso un miglioramento della Sanità, ma verso il suo definitivo affossamento.

La riduzione del numero delle AA.SS.LL. da 11 a 7, la riduzione dei posti letto, la riconversione di 1000 p.l. e tutte le altre misure del pacchetto “riorganizzazione”, previste da quegli stessi “managers” che hanno portato in questi anni allo sfascio la sanità campana, fanno parte di una strategia quanto meno miope se non collusa e complice col disegno di affossare definitivamente la sanità pubblica.

Una “riorganizzazione” che riduce drasticamente l’assistenza in modo generale ed in particolare quella d’emergenza, perché costa di più rispetto a quella riabilitativa e di lunga degenza. Un criterio ragionieristico che non tiene conto delle reali esigenze dei cittadini, che riduce il coefficiente p.l. x abitanti, (già al disotto della media nazionale) per far risultare un esubero di posti letto e di personale.
Mentre nulla è stato fatto contro quegli sperperi che hanno prodotto il disastro, come consulenze inutili e clientelari, primari e dirigenti di ogni livello senza reparti o dipartimenti; appalti (“ci dobbiamo mangiare Napoli”) convenzioni, acquisti, ecc., mentre non si è dato nessun segno di discontinuità con la politica e con i personaggi responsabili del disastro.

L’aspetto più grave di tutta la questione è che non si è fatto niente per rendere la sanità pubblica più efficiente e competitiva rispetto a quella privata e nulla s’è fatto per ridurre le spese per l’acquisto di prestazioni sanitarie da privati e da altre Regioni, che incidono in modo determinante sulla spesa della sanità in Campania. Non si è intervenuto sulle motivazioni che limitano il potenziamento e il miglioramento della sanità pubblica in Campania. Rimane da capire se è realmente un limite oppure una scelta consapevole, razionale e finalizzata a favorire la sanità privata.

Per rilanciare, sviluppare e migliorare la sanità pubblica in Campania, nell’interesse dei cittadini e del bilancio della Regione, basterebbero poche e semplici decisioni:
liberare le strutture dai cantieri ancora aperti e fermi da anni, per consentire lo svolgimento pieno delle attività, utilizzando tutti gli spazi esistenti negli ospedali e nei distretti attualmente inutilizzati;
disporre l’estensione dell’orario della funzionalità delle camere operatorie di elezione, degli ambulatori specialistici, dei laboratori di analisi, delle radiologie e di ogni altro tipo di attività di diagnostica, riabilitazione e assistenza, almeno fino alle ore 20.
questa trasformazione della sanità pubblica da par-time a full-time, consentirebbe:

di ridurre drasticamente le lunghe e vergognose liste d’attesa e le barelle nei corridoi;
di ridurre le clientele ed i pagamenti per ottenere una prestazione sanitaria;
di ridurre quella che è la maggiore spesa della sanità nella nostra Regione, cioè l’acquisto di sanità dai privati e da altre Regioni.

Le risorse per attivare queste proposte, andrebbero reperite attraverso il risparmio della spesa per l’acquisto di sanità da altre Regioni e da privati.

Risorse che potrebbe essere utilizzate per adeguare gli organici attraverso l’assunzione di figure inesistenti quali gli O.S.S., la stabilizzazione dei precari e l’assorbimento dei lavoratori delle strutture sanitarie pubbliche che vedrebbero ridursi la loro attività.
Rendendo in tal modo le strutture della sanità pubblica efficienti, qualificate e competitive con la sanità privata e di altre Regioni.

Questo è il nostro piano di sviluppo, potenziamento e miglioramento della sanità pubblica in Campania, contro la politica dei tagli e l’affossamento della sanità, approvato dal Consiglio Regionale. Su questa proposta promuoviamo un confronto pubblico con cittadini e operatori della sanità, associazioni degli utenti e degli operatori, movimenti e organizzazioni sindacali.

Comitato “Cinzia Fico” R.d.B./CUB

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