Comunicato dell’Assise di Bagnoli

L’Assise Cittadina per Bagnoli esprime soddisfazione per la sentenza del TAR che ha annullato le delibere del Comune di Napoli relative al cosiddetto “porto-canale” di Bagnoli. La sentenza dà ragione a chi ha sempre sostenuto l’assurdità sociale ed ambientale di questo progetto, stigmatizzando il comportamento illeggittimo del Comune, che ha sempre ignorato il parere negativo espresso dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici, Paesaggistici e Culturali di Napoli e ribadito dalla Soprintendenza Regionale. Un parere, si badi bene, giuridicamente vincolante, che rilevava come la soluzione portuale contenuta nel Piano contrastasse sia con i vincoli storico-ambientali, come il decreto di vincolo ministeriale emesso ai sensi del d.l.490/99, che con l’articolo 14 della 582/96, la prima legge di finanziamento della bonifica di Bagnoli, il quale disponeva perentoriamente “il ripristino della morfologia naturale della linea di costa”.

Il “porto-canale”, viceversa, scava nella piana di Coroglio oltre 500mila metri cubi di terreno per impiantarvi una darsena grande come 7 campi da calcio, spezzando l’antico tracciato di via Coroglio, percorso storico che attraverso la grotta di Seiano metteva in comunicazione Napoli con Bagnoli e l’area flegrea. Una soluzione sbagliata sotto il punto di vista storico ed ambientale, che presenta oltretutto rilevanti problemi impiantistici e gestionali (l’elevato rischio di insabbiamento, rilevato degli studi dell’ingegner Benassai e del geologo Canniparoli) che rischiano di ripercuotersi sugli equilibri generali dell’intero progetto di riqualificazione.

L’Assise ribadisce che, oltre che una questione di tutela storico-ambientale, esiste una questione sociale di accesso alla risorsa mare, ignorata dagli enti pubblici. Da oltre dieci anni le amministrazioni di centrosinistra difendono la scelta di impiantare un porto su quella che è l’unica spiaggia di Napoli, malgrado le centinaia di posti barca esistenti al Molosiglio, a Santa Lucia, a Mergellina, come anche il migliaio previsto a Vigliena (per non parlare di Pozzuoli, Castellammare, e di tutti i nuovi porti turistici che la Regione Campania, malgrado sia priva di un piano spiagge, prevede di realizzare nei prossimi anni). Gli interessi dei proprietari di barche, dell’industria nautica, degli imprenditori turistici esigono che venga compromesso il recupero della balneazione anche sull’ultimo arenile di una città di mare che ormai è tale solo di nome.

L’impossibilità di fruire gratuitamente del mare sotto casa, particolarmente patita dai ceti popolari, genera disagio e perfino morte, come accadde pochi anni fa ad una povera madre perita nei gorghi della inquinatissima spiaggia di Vigliena; di fronte a queste tragedie il Comune sa solo distribuire medaglie alla memoria, senza muovere un dito per rendere effettivo il diritto al mare. Pur avendo un’estensione costiera di quasi 20 km, il comune di Napoli è privo di una vera spiaggia balneabile: escludendo 5 km occupati da strutture portuali, 5 da scogliere (da Mergellina al Molosiglio) e 6,5 km di litorale roccioso seminaccessibile (Posillipo), le uniche spiagge di una certa consistenza sono quella di San Giovanni a Teduccio e di Bagnoli, entrambe precluse all’accesso. La prima, lunga meno di 1 km e profonda poche decine di metri a ridosso dei binari ferroviari, è attualmente inquinata dagli scarichi fognari e minacciata dai futuri reflui di mille imbarcazioni previste a Porto Fiorito, nonchè dagli effluvi della centrale a turbogas di Vigliena; la seconda, lunga 2,5 km e profonda una settantina di metri, è gravata da inquinamento di origine industriale sia sugli arenili che nei fondali marini.

Il Piano Regolatore approvato nel 1998 aveva stabilito che Bagnoli sarebbe diventata la spiaggia di tutti i napoletani e per il recupero del litorale di Bagnoli si prevedono investimenti pubblici per centinaia di milioni di euro, che verrebbero vanificati dalla realizzazione di un porto: questa struttura inquinerebbe inevitabilmente le acque della rada, dove il via vai dei natanti minerebbe la sicurezza della balneazione; rischia inoltre di aggiungersi, anziché sostituire, il porto semi-abusivo esistente oggi a Nisida, che dai 3-400 ormeggi consentiti si espande nel periodo estivo ad oltre 1500 barche, in barba ai controlli della Guardia di Finanza.

Infine in queste settimane abbiamo appreso dalla stampa cittadina degli “inciuci” tramati del vicesindaco Sabatino Santangelo per non rimuovere la colmata a mare di Bagnoli. Sembrerebbe, infatti, che Stantangelo abbia scritto una lettera al nuovo provveditore alle opere pubbliche della Campania comunicando la mancanza di fondi per rimuovere la colmata e prospettando, quindi, soluzioni alternative: mettere in sicurezza la colmata e procedere invece alla bonifica dei fondali.
Interventi inutili e pressappochisti, visto che non risolverebbero affatto il problema dell’inquinamento derivante dalla stessa colmata (come affermato più volte dal geologo Benedetto De Vivo). L’accantonamento del criticabile progetto che prevedeva di stoccare nel porto di Piombino le scorie della colmata Italsider, a nostro avviso riapre la strada a manovre speculative sul suo utilizzo a scopo edificatorio e mina seriamente il processo di bonifica e di riqualificazione del litorale.

L’Assise, dunque, alla luce degli ultimi sviluppi esprime la preoccupazione che, in assenza di un serio e partecipato confronto tra società civile e pubblica amministrazione sui destini della riqualificazione dell’area di Bagnoli, possano prendere piede proposte di revisione peggiorativa degli strumenti urbanistici. Come testimoniano recenti articoli apparsi sul maggiore quotidiano cittadino, proprietà di un noto costruttore che detiene un’ampia proprietà nel perimetro del previsto parco urbano di Bagnoli, della necessità di rivedere le “eccessive” dimensioni dello stesso. In questo quadro, gli investimenti previsti per il Forum delle Culture 2013 e le relative logiche di intervento “straordinario” rischiano di determinare un colossale stravolgimento urbanistico dell’area anziché una possibilità per promuoverne l’effettiva riqualificazione ambientale ed urbana.

Tutto ciò non farebbe altro che continuare nel solco tracciato dalle amministrazioni cittadine succedutesi fino ad oggi nello sperpero di denaro pubblico. Senza portare, peraltro, alcun beneficio alla cittadinanza napoletana, che da anni aspetta questa ormai interminabile riqualificazione urbana di Bagnoli e favorendo invece i pochi amici dei politici in grado di assicurargli soldi, favori e carriera (come dimostra l’ormai tristemente nota vicenda Global Service).

Assise Cittadina per Bagnoli

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