Denunciare la camorra: “Un pessimo affare”.

Ricevo e pubblico questa mail inviata da Fabrizio Caliendo.

nei miei 20 anni, anni in cui si è spinti da un senso di giustizia e di orgoglio particolari, in quegli anni pieni di forza e di idee io ho denunciato e fatto arrestare e quindi processare 4 esponenti della criminalità organizzata che stavano pressando me ed il mio socio a pagare un pizzo molto alto….. (continua)

con la preghiera della massima diffusione.

in diretta dalla manifestazione “io sono Saviano”, alla quale ho partecipato portando la mia testimonianza, invio questa lettera a tutti i miei contatti media.
perchè possa arrivare a destinazione e possa far cambiare qualcosa.
In altra maniera sarò costretto a seguire i passi dei tanti che hanno rinunciato e hanno passato la mano lasciando Napoli e l’Italia.
Scrivo allo Stato, al Presidente, al ministro, alla prefettura, allo stesso Saviano. e a tutti i cittadini perchè possano sapere. perchè possano capire. e muovere. per me, per tutti.
dopo 10 anni racconto la mia storia. la rendo pubblica come disfatta.
starà proprio a voi giornalisti, oltre che alla società civile, renderla una vittoria.

è lunga. non è un comunicato stampa. sono 10 anni sintetizzati in un piccolo racconto.
vi prego di leggerlo con attenzione e dedicargli la giusta riflessione.

aprirò una discussione fu facebook aprendo un gruppo
denunciare la camorra: “un pessimo affare”

di lì raccoglierò altre storie come la mia. ed insieme al gruppo “io sono Saviano” ed a tutti coloro che vorranno, lavorerò. perché questo sistema non funziona. e va cambiato.

fabrizio caliendo

denunciare la camorra: “un pessimo affare”

denunciare la camorra significa restare soli. significa decidere di andare contro un sistema, il sistema.
il sistema non è fatto di camorristi e di affiliati. è proprio il sistema della società. la nostra società che oggi vive secondo le sue regole, regole che ci inculcano in ogni momento della giornata a nostra insaputa. non mi riferisco solo al pizzo o alle ecomafie, agli appalti e allo spaccio.
mi riferisco alla possibilità di restare liberi. di poter pensare, decidere, avere proprie pulsioni, emotività, desiderio di vita. di decidere di non alimentare la mafia.
come per il consumo critico oggi non è più possibile rintracciare l’origine del prodotto senza incappare in un “virus”. senza alimentare la camorra appunto.
oggi il sistema è l’antivita. non la mafia. parliamo ancora del sistema come di parla di razzismo, di parità dei sessi e di omosessualità.
questo sempre perchè il sistema così vuole. mentre esso si evolve con la velocità della rete fa si che la società evolva ad una non velocità. come dire…stiamo degenerando.

andare contro il sistema ti lascia solo. ti isola. essere diverso da come ti vogliono “loro” e tu lo sai. sai che è così. che ti troverai ad essere un “diverso”.
“loro” oggi è un soggetto indefinito. come per la rete non è più possibile risalire alla matrice originaria, oggi non è più possibile risalire all’origine di questo male, del nostro male. possiamo solo curarlo per quello che sappiamo essere giusto. e aspettare. continuando in questa direzione perseverando. facendo “sistema contro”. come nei film di fantascienza oggi lottiamo contro fantasmi. spie e sabotatori.
io sono uno di quelli. sono un sabotatore. uno che ha deciso di non stare alle regole del sistema ed essere un uomo libero.

nei miei 20 anni, anni in cui si è spinti da un senso di giustizia e di orgoglio particolari,
in quegli anni pieni di forza e di idee io ho denunciato e fatto arrestare e quindi processare 4 esponenti della criminalità organizzata che stavano pressando me ed il mio socio a pagare un pizzo molto alto.
in realtà volevano appropriarsi dell’attività.
ho seguito il cuore. e senza esitare ho agito. fiducioso.
lo stato…. avere l’onore di poter collaborare per il bene della collettività. poter collaborare con chi le leggi le scrive, con chi ci garantisce sviluppo, con chi si cura della nostra crescita. con chi del principio fa ragione di vita.
ero orgoglioso. fiero. e sicuro di aver compiuto l’unico atto possibile in una simile situazione. così pensava il giovane fabrizio. spinto da una forza sconosciuta e da un coraggio proprio solo di chi ha già valutato tutto. o non ha valutato nulla. e così era. avevo valutato che lo stato, una volta accertato il valore della mia azienda e dei suoi componenti, avrebbe fatto di tutto per sostenerla. e non avevo in realtà valutato nulla, perchè nulla sapevo…!

infatti arrivò il buio. il gelo. uno stato assente. sempre in ritardo. che ha reso questo uomo fiero ed orgoglioso un fuggitivo. un pauroso. un diffidente. incapace di quel coraggio che mi aveva dato la forza di reagire. o meglio ancora, incapace di capire il giusto. quell’unica via che a 20 anni esisteva. oggi l’assenza e l’incapacità di questo stato mi hanno fatto scrivere questa lettera.
una lettera amara. piena di delusione e sfiducia. non nei principi. non nello stato che tali principi incarna. ma piena sfiducia nelle persone che si dovrebbero occupare di me e di quelli come me. sfiducia nell’umana carne che, accompagnata all’umana incapacità,
ha generato questa macchina distruttiva e devo dire autolesionista che è l’antiracket. denunciare oggi, specialmente se si è piccoli piccoli, come me, significa collassare. implodere.

dopo anni dei resistenza ho dovuto lasciare la mia azienda a pozzuoli.
impaurito dalle continue minacce, dai continui danni subiti. dall’assenza, che è peggio di una cattiva presenza alla quale opporsi.
il silenzio e le mancate risposte. generatrici di mostri ben più grandi di quelli reali. madri di paranoie e angoscia.
incendi, proiettili consegnati insieme a furti e vendette trasversali. minacce velate e diretti inviti a lasciare il territorio.
di fatto io sono fuggito via da pozzuoli. mai assistito o ascoltato nelle mie urla di soccorso. sempre e solo “scomodo”.
sempre a lottare contro politici e istituzioni per farmi aiutare. ma come poteva uno stato corrotto, marcio, appartenente al sistema appunto, ascoltarmi? (il comune di pozzuoli è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel dicembre del 2005 ed io ho più volte denunciato anche gli strano movimenti che avvenivano sul territorio, compresi i lavori sul lungomare, iniziati 10 anni fa ed ancora oggi non terminati). come poteva uno stato che oggi lascia soli testimoni di giustizia e li fa uccidere interessarsi a delle semplice minacce indirizzate ad un piccolo giovane ragazzo che ha solo fatto arrestare 4 persone? che non ha mai ricevuto protezione, non dico una scorta…!

non ho venduto l’azienda. ne sono stato incapace. ho tenuto duro e ho pagato per anni un fitto senza godere dell’azienda. ed oggi, fiducioso in un prossimo risarcimento da parte dello stato per i danni subiti nel passato, armato di coraggio e certo del risultato ho commesso nuovamente
l’errore di fidarmi e sono tornato a pozzuoli a riaprire la mia azienda. certo di aver mosso i passi giusti per potermi garantire assistenza economica, tecnica e morale per un ritorno “in patria”, a casa. scortato ed assistito stavolta. ed invece il nulla vicino a me. nuovamente l’assenza.

ho trovato nello stato una controparte. una compagnia assicurativa che si adopera in 1000 modi
per non riconoscerti “il danno” e pagarti il giusto compenso. il “ristoro” per l’offesa subita. per il danno emergente e per il mancato guadagno, il giusto per far sopravvivere l’azienda. ciò che oggi viene usato per invogliare i commercianti a denunciare il pizzo e l’usura.
o uno strumento per individuare i pochi coraggiosi capaci di opporsi e con abili strumenti asfissiarli ne più ne meno degli estorsori?
mostri nascono nella testa di chi viene tradito così nel profondo. pensieri insani o del tutto logici si insinuano nelle notti di insonnia.
una controparte quindi e non un alleato. una porta dove ti fanno aspettare giorni, mesi, per assurdo che sia anni….
e mentre l’imprenditore muore, l’animo dell’imprenditore muore, come il coraggio del commerciante napoletano onesto, mentre lo stesso stato viene a battere cassa proprio da te per i debiti contratti nei suoi confronti ed arma il braccio della gest line oggi “equitalia”,
mentre quella che doveva essere una attività orgogliosa, superba, forte e dinamica , un simbolo sul territorio per il gesto compiuto invece chiude i battenti,
mentre un uomo perde la propria donna e i propri amici che non capiscono perchè combattere una guerra del genere….
mentre un canto triste si fa strada nel cuore…..
mentre tutto scorre seguendo sempre le solite regole….lo stato continua a pubblicizzare le iniziative antiracket….
dando forza e speranza a poveri illusi e romantici imprenditori speranzosi.
stampa materiale informativo su come si combatte una guerra i cui soldati sono gli imprenditori coraggio.
poi, una volta trovato l’esercito, una volta convinti i “non mercenari” ma patrioti a combattere una guerra di principi e giustizia, li manda al fronte senza armi. senza dargli gli strumenti. senza un capitano, senza un comandante che li guidi.
uomini coraggiosi, leoni lasciati soli contro un branco di iene che piano piano lo sfiacchiscono sino alla caduta.

ebbene..io sono in quel punto. nel punto in cui l’equilibrio è questione di pochi grammi in qua o in la. sono ancora un leone. sono ancora un uomo coraggioso. con principi saldi.
con una forte idea di giustizia. ma vacillo. e sento che questa volta se il vento non dovesse soffiare nella direzione giusta potrei cadere, sbilanciarmi dal lato sbagliato. e cadere definitivamente. e lo sanno anche le iene…. perdere tutto. e morire. come uomo, come imprenditore, come figlio di questo stato che è padre per tutti noi.

ho ancora la forza e la lucidità di accorgermi di quello che sta accadendo. ma stavolta non lo scriverò allo stato. non “al padre” sordo ed incapace che mi ha sbattuto la porta in faccia per l’ennesima volta. non a quel padre che invece di aiutarmi mi ha reso la vita impossibile.
scrivo ai giornali, agli amici, al mondo intero la mia storia. perchè mi sia testimone e possa muovere per me quando non ne avrò più la forza.
quando le mie sostanza saranno esaurite, nonostante sia un buon amministratore ed un buon padre. meticoloso, parco, capace. ma solo. e troppo è essere soli contro tutto questo.
le forze si affievoliscono sempre più. e il ristoro non arriva. ne una parola che ti incoraggi. un sostegno qualsiasi. una garanzia che bilanci la certezza che l’erario si prenderà tutto quello che hai….quello che devi allo stato!
ma io cosa devo ancora allo stato? una volta si davano le taglie sui banditi. io i miei 4 ladroni li ho fatti arrestare. ma la mia ricompensa non è mai arrivata. mi hanno dato 4 monete d’oro come acconto ma mai il saldo!

ho compiuto l’unico gesto corretto. l’unico possibile per me. e oggi lo stato mi nega un ristoro più che giusto.
dopo anni di attesa mi risponde che NO. non ho diritto a nessun tipo di risarcimento. che non esistono condizioni ambientali sfavorevoli per cui la mia fuga da pozzuoli possa essere motivata o risarcita in alcun modo.
perchè quindi un imprenditore lascerebbe la propria casa?
specialmente se tale casa fattura centinaia di migliaia di euro? quale sarebbe il motivo? eppure le denunce parlano di fatti,non di paranoie.
e pure se si fosse trattato di paranoie…dovute a cosa??

scrivo allo stato tramite i giornali. scrivo al presidente, al ministero, alla prefettura.
scrivo a loro pubblicamente oggi. dopo anni di corrispondenza privata. umiliante direi. di non risposte e di risposte vaghe.
scrivo perchè il mio caso non è il solo caso di mal funzionamento del sistema antiracket.
scrivo perchè posso dimostrare con documenti che così non va. che non si possono mandare in guerra uomini senza armi, senza un piano.
scrivo perchè il mio caso serva a far cambiare la legge, a migliorarla, a renderla forte. e che trovi una applicazione immediata.
fuori della politica.
esiste uno stato. ed esiste uno stato mafia. bene…deve esistere uno stato antimafia che prescinda da tutto.
che trovi sempre il tempo di dedicarsi alla sua prima missione. che non cada nei tranelli della politica che non vuole che il sistema antimafia funzioni.
che non si perda tra alluvioni e crisi. perchè lo stato mafia anche dalle alluvioni trae giovamento. e dalle crisi fa grande profitto, speculando sulle disgrazie.
quindi se davvero si vuole combattere la mafia si deve armare un esercito con armi adeguate.
si deve avere un piano preciso. non aspettarsi da uomini piccoli piccoli, corrotti e fallibili la gestione
di una battaglia che oggi è” la battaglia”. si devono dare a magistrati, a tecnici, a giovani che questo vogliono fare gli strumenti per poter agire.
perchè solo il coraggio non basta quando di fronte si hanno persone così vigliacche ma così ben armate da farle diventare sicure, infallibili. loro.

la mia storia è la storia di tanti altri. di tante persone che hanno avuto i coraggio. ma che poi sono appassite e poi morte. la cui morte non dirà nulla a nessuno.
scrivo perchè qualcuno possa analizzare la mia storia e chiedere conto per me allo stato.
perchè io non ho più la forza se non la rabbia di affrontare questa storia. perchè se un giorno questo fiore morirà almeno possa restarne traccia.

sono pronto oggi a raccontare. desideravo far emergere la mia azienda con lo stato.
oggi sono costretto ad espormi nuovamente, ad uscire allo scoperto, a rendere il mio nome ed il mio viso pubblico. tutto questo per salvare
la mia possibilità di realizzare quello che 20 anni era un desiderio, oggi un sogno. e non per la mia capacità di realizzarlo!

ed ecco la cronostoria delle mie richieste. un calvario.
sempre solo. senza neppure un avvocato. mai avrei pensato di dover riferirmi ad un avvocato…..

poi ci sono altre centinaia di pagine. e di denunce.

il 4 marzo 1999 la procura (DIA) rinvia a giudizio e quindi condanna

———giuseppe ———-ciro (un capo della zona flegrea) – ———-vincenzo – ————–antonio
vengo contattato dagli avvocati dei pregiudicati che mi offrono una cospicua somma in denaro come risarcimento danni morali che ho rifiutato
dopo la condanna nè una scorta nè una sorveglianza speciale presso la mia attività mi fu assegnata.
ho continuato giorno dopo giorno ad aprire il kestè senza avere paura. fiducioso (o illuso?)

PRIMA DOMANDA DI RISARCIMENTO (per i danni nell’esercizio esercizio 97/98)

novembre 2000
scrivo una prima richiesta di risarcimento al comitato
gennaio 2001
mi viene comunicato dalla prefettura che la richiesta non era stata compilata in modo corretto
(mi sono recato io in prefettura, nessuno mi aveva scritto! non avendo risposta mi sono portato negli uffici preposti ed ho scoperto che qualcosa non andava)
(non ho copia di questi documenti. li hanno rubati insieme ad altro proprio a pozzuoli in uno dei vari raid subiti al kestè)
22/02/01
scrivo la seconda richiesta di risarcimento per i danni materiali e mancato guadagno come indicatomi
26/09/2001
lettera al prefetto (di cui hai copia) in cui chiedo come mai sia tutto fermo e non si sia più saputo nulla. lettera carica di amarezza e di interrogativi. nessun incontro o risposta mai ottenuti.
29/01/03
risarcimento danni materiali (dopo due anni…il risarcimento dei danni materiali. ovvero dei danni subiti evidenti!)
25/02/2005
diffido la prefettura per riceverei il saldo del risarcimento danni relativo all’esercizio 97/98 (la richiesta è sempre quella del 22/02/01)
6/04/2005
risarcito danni mancato guadagno per l’esercizio 97/98 (dopo 4 anni e un mese circa dalla richiesta di risarcimento)

SECONDA DOMANDA DI RISARCIMENTO (esercizio 99/2005) rimasta senza risposta

26/07/ 2005
domanda di risarcimento danni
per i danni subiti dal 99 al 07/2005) essendo l’attività sotto costante pressione e minaccia,
avendo continuato a subire gran danno. costretta a chiudere nel luglio 2004
(nonostante un fatturato nell’ultimo semestrenotevole)
ci tengo a precisare che nessuno mi ha chiuso. mi sono chiuso a causa di 1000 minacce e intimidazioni, avendo denunciato tali minacce, ed essendo vessato.
a tale domanda di risarcimento nessuno ha mai risposto. mai. sono dovuto andare io a roma, al ministero, dopo mesi di attesa per sentirmi dire che la domanda non era mai stata invita dalla prefettura di napoli.
portatomi in prefettura a napoli il responsabile dell’ufficio antiracket mi mostrava la copia del fax inviato a roma per dimostrarmi che a roma avevano detto il falso (…)
dopo una settimana circa mi chiamava l’ufficio del commissario straordinario di governo per chiedermi scusa, che avevano “mal interpretato” la mia
domanda (non so in che modo e cosa pensare) e che in ogni caso si doveva presentare una nuova una domanda di accesso al fondo di solidarietà.
un ufficio sputtana un altro ufficio….meraviglioso!

TERZA DOMANDA DI RISARCIMENTO (esercizio 99/2005)

31 maggio 2007
presento tale domanda
4 giugno 2007
la prefettura mi scrive che la pratica è prossima all’esame

26 luglio 2007
richiesta aggiornamento pratica da parte mia in forma scritta
30 luglio 2007
mi risponde la prefettura dicendo che la mia pratica sarà esaminata a breve,
essendoci solo altre 7 pratiche prima della mia (nota bene…7 pratiche il 30 luglio)

20 febbraio 2008
richiesta aggiornamento sullo stato della pratica
27 febbraio 2008
la prefettura mi invita a portarmi presso gli uffici per un aggiornamento

5 marzo
risarcimento negato (nota bene. dal 30 luglio al 5 marzo passano 7 mesi. ovvero esaminano circa 1 pratica al mese…..senza contare che quando il governo
si scioglie e ci sono elezioni o altro, o semplicemente ad agosto, gli uffici antiracket NON FUNZIONANO…come se il pizzo e le mafie andasse in ferie!!)

le motivazioni addotte te le ho raccontate e sono folli. contrastano con tutto. anche con quanto scritto nel primo decreto del commissario in cui
mi si elogiava e mi si risarciva dei danni subiti per evidente intimidazione ambientale.

quindi è stata scritta la domanda di riesame. ed ecco la copia

Al Prefetto di Napoli

All’Ufficio del Commissario Straordinario
del Governo per il coordinamento delle
iniziative antiracket ed antiusura

OGGETTO

richiesta di riesame della domanda di accesso al fondo di solidarietà del 31/05/07 a nome di Fabrizio Caliendo.

Si chiede di accogliere la presente richiesta di riesame della pratica prodotta dal sottoscritto e protocollata il 31/05/07 che ha visto il suo non accoglimento col decreto n 110/2008
in particolare si sottolineano alcuni aspetti:

1) in riferimento al secondo capoverso della nota inviata dalla locale questura il 15/01/08
a base della decisione di non accettazione dell’istanza

“si rileva che l’assenza di spunti investigativi o elementi idonei per addivenire all’identificazione dei responsabili (…)”

non può in alcun modo essere addotta a ragione del non accoglimento.
L’istanza è stata presentata per “situazione di intimidazione anche ambientale”:
Sotto questo profilo è del tutto evidente che si tratta di fatti che prescindono da responsabilità penale.
Non a caso il Legislatore, giustamente, ha ritenuto il parere del Pubblico Ministero non vincolante ai fini della decisione amministrativa.

2) il comma 2 articolo 3 prevede l’esistenza di una situazione di intimidazione ambientale purchè non siano emersi elementi indicativi con una differente finalità.
Al terzo capoverso della citata nota della questura si fa riferimento a “meri atti di vandalismo”.
E’ del tutto improprio tale giudizio per le seguenti ragioni:

l’attività oggetto della richiesta di risarcimento risiede nel Comune di Pozzuoli.
Un territorio con significativa presenza camorristica, che, ovviamente, svolge la propria attività intimidatoria nei confronti degli operatori economici nelle forme più varie.
non è un caso altresì che lo stesso Comune di Pozzuoli sia stato sciolto per infiltrazioni mafiose con decreto del 23 dicembre 2005

—————————-

Alla luce dei citati elementi ha un preciso significato logico la successione delle intimidazioni nei miei confronti.
E’ evidente che a seguito della mia precorsa collaborazione che ha portato all’arresto di 4 esponenti della camorra locale nessun criminale può pensare di rivolgere al sottoscritto una esplicita richiesta estorsiva che avrebbe lo stesso esito della prima richiesta da me denunciata.
In alternativa i soggetti criminali hanno messo in atto fatti al fine di fiaccare la resistenza e comunque con le stesse finalità intimidatorie. Si chiede di voler esaminare le denunce già allegate alla domanda del 31 maggio 2007 che riporto nuovamente all’attenzione del Comitato per far notare la costanza degli eventi e la pressione crescente volta a stancare e demoralizzare il sottoscritto.
Furti, intimidazioni, bossoli di proiettile consegnati nella posta, il sistematico furto della posta, incendi dolosi. Tutti atti con la chiara finalità di espellermi dal territorio. Un territorio avverso sotto tutti i profili dove non ho trovato nessun aiuto, nessuna certezza. Solo una forza respingente.

Alla luce di quanto riportato si chiede che la mia pratica sia riesaminata ed accettata
in quanto i fatti dimostrano in modo chiaro che “l’intimidazione anche ambientale” esiste e persiste ed è fonte di grande disagio e danno costante.

la risposta dello stato….

Si comunica che il Comitato di Solidarietà per le vittime dell’ estorsione e dell’usura, nella seduta del 15 ottobre u.s. ha ritenuto che non esistono nuovi elementi che permettano di riesaminare l’istanza presentata dalla S.V il 5 agosto 2008.

e niente più.

esattamente come se nulla avessimo scritto.

ADESSO TUTTI SAPETE DELLA MIA STORIA. ALMENO LA SINTESI DI 10 ANNI.
POTREI SCRIVERE ANCHE IO UN LIBRO. UN BIGNAMI DEL PICCOLO IMPRENDITORE
VESSATO DALLA CAMORRA. E ABBANDONATO DALLO STATO.

FATE IL VOSTRO LAVORO ADESSO. SE RITENETE CHE QUESTA STORIA POSSA SEVIRE

FABRIZIO CALIENDO

su questo link potrete leggere l’evolversi della mia vicenda.
vediamo se davvero “io sono saviano” e saviano è me.

http://www.facebook.com/group.php?gid=45277116455

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