Raid nella notte a Pozzuoli, spacciatore freddato sotto casa

Da “Il Mattino” del 20 novembre 2008. Articolo di Nello Mazzone. I killer sono arrivati sotto casa, hanno citofonato alla vittima designata e quando Gennaro Izzo ha aperto il portone per uscire in strada ha visto i suoi assassini: ha capito il pericolo, ha tentato disperatamente di rifugiarsi nell’androne del palazzo, ma il fuoco dei killer è stato più veloce. Gennaro Izzo, 33enne di Pozzuoli con una lunga sequela di precedenti penali alle spalle legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, è morto sul colpo. Erano da poco passate le 23. Gennaro Izzo è stato centrato con quattro colpi alle gambe, allo stomaco e in pieno volto ed è rimasto a terra a metà strada tra il cancello che dà su via Catullo e il portone di casa sua, al civico 75. I sicari – almeno due come ipotizzano gli agenti del commissariato di Pozzuoli con il vicequestore Antonio Canta – hanno subito fatto perdere le tracce, mentre a dare l’allarme sarebbe stata la convivente di Izzo.

I killer della camorra tornano a sparare nel rione Toiano, la roccaforte storica del clan Beneduce. Izzo, che secondo gli inquirenti sarebbe stato in passato vicino al clan Longobardi-Beneduce e che è finito anche in alcune inchieste della Direzione distrettuale antimafia coordinate dai pm Antonello Ardituro e Raffaele Marino, è stato attirato in una trappola: i sicari si sono recati sotto casa sua; hanno citofonato e hanno fatto scendere il 33enne, che abitava da alcuni anni in quella casa del rione popolare di Pozzuoli insieme alla convivente. Il pluripregiudicato è sceso, ha aperto il portone di ingresso ai suoi sicari ed a quel punto si è trovato sotto il tiro incrociato del piombo dei killer. Una esecuzione in piena regola sulla quale, adesso, sta indagando il pm Conso dell’Antimafia, che dovrà capire il ruolo che Izzo aveva all’interno dell’organizzazione criminale che comanda nella zona flegrea. Le indagini sono indirizzate, in particolare, negli ambienti della malavita organizzata locale. Secondo una prima ipotesi il delitto, infatti, andrebbe inserito nel riassetto degli equilibri interni al clan; un equilibrio che – secondo gli inquirenti – si sarebbe rotto da tempo tra i Longobardi ed i Beneduce, dal nome dei due capiclan Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce. Il lungo elenco di agguati comincia il 5 febbraio scorso, quando sempre a Toiano, in via Cicerone, viene freddato il boss Gennaro Perillo, 41enne ritenuto affiliato ai Longobardi, mentre il 17 marzo Ciro Scognamiglio, 29enne vicino ai Beneduce, viene ferito a colpi di pistola a Monterusciello. Poi, il 26 giugno, vengono trucidati con numerosi colpi di mitraglietta «Skorpion» Michele Iacuaniello e Gennaro Di Bonito, ritenuti vicini ai Longobardi ed uccisi sulla «Variante VII Quater», tra Quarto e Monterusciello.

Nello Mazzone

Da “Il Mattino” del 20 novembre 2008.

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