Privatizzazione dell’acqua a Pozzuoli

La mattina dell’ 8 ottobre un gruppo “folto” del Coordinamento Civico Flegreo è stato presente all’apertura delle buste della gara d’appalto per la gestione del sevizio idrico integrato delle acque. Hanno presentato le offerte due associazioni temporanee d’impresa: la prina formata da DONDI s.p.a (Rovigo) e COSAP s.p.a (Giugliano), la seconda da RDR s.r.l., FREDEL s.r.l. e COSTRAMA (senbra che sia una cooperativa). A tal fine è evidente che il Comune di Pozzuoli si è sottratto All’ambito Territoriale Ottimale 2 (A.T.O.), nonostante le continue pressioni contro la privatizzazione fatte dai cittadini con manifesti, incontri pubblici molto partecipati, presidi nei Consigli Comunali, nei quali è stata negata per ben due volte il diritto di parola.

E’ ormai evidente come Il Sindaco e l’intera Giunta si siano predisposti alla privatizzazione del servizio idrico integrato, infatti il bando ha un titolo molto chiaro “Gestione del Ciclo Idrico Integrato delle acque”. Questa “storia” per chi lotta da anni è stata già vista e vissuta. Fra qualche anno vedremo le società che hanno in gestione il s.i.i. affidata dai Comuni che appartegono alla stessa base provinciale, accorpare le stesse società in una s.p.a.. Esempi simili, in sintesi, ci vengono dati dalla GORI, s.p.a. nell’A.T.O. 3 (Sarnese – Vesuviano), oppure, in A.T.O. 4 (Sele). Nel primo caso, una delle prime privatizzazioni realizzate in Italia, dopo qualche anno di attività sono subentrate, nell’acquisizione dei titoli azionari, famose multinazionali come la Suez, o la famosa Enel Hidro (quotata in borsa). Il risultato di questa “scellerata” scelta è stato che le tariffe continuano ad aumentare poichè le stesse aumentano proporzionalmente all’umentare degli investimenti fatti sulla rete idrica.

Chi lotta contro la privatizzazione afferma che i costi della manutenzione devono essere a carico della fiscalità generale, il privato, invece, a carico dell’utente. L’acqua non può essere una merce da immettere in un mercato borsistico con la compravendita dei titoli azionari.L’acqua è patrimonio della comunità come tutti i beni comuni, la sua mercificazione rappresenta l’annullamento di un diritto fondamentale umano. Il nostro corpo è fatto di acqua oltre il 70% e tutti hanno diritto a bere, anche in assenza di soldi. E’ una condizione naturale che viene mercificata.

La legge Galli (legge dello Stato) istituiva gli A.T.O. su tutto il territorio della nazione, questa non era una buona legge, poichè a seguito di un disegno “perverso” che aveva annullato le municipalizzate, (per dirla in breve) dava slancio alle s.p.a. nella gestione del s.i.i. però aveva un se un sano principio: mettere insieme tutti i comuni che si approvvigionanano alla stessa fonte idrica e in modo corresponsabile assumersi la responsabilità della gestione idrica secondo un concetto di bacino idrogeografico. In pratica significa che tutti i cittadini hanno gli stessi diritti, vicini o lontani dalla fonte idrica. Quest’ultima da salvaguardare per evitarne il prosciugamento e mantenere l’equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico in relazione alla naturale dinamica idrogeologica ed ecologica, necessaria per il mantenimento di biocenosi autoctone. Ciò vuol dire: qualità ambientali garanti della tutela e della funzionalità degli ecosistemi acquatici naturali. Tutto ciò secondo i principi espressi nella Direttiva della UE 60/2000. Un diritto, quindi, esteso a tutti gli esseri viventi. Inoltre la Stessa legge Galli dava ampie possibilità di scelta per la gestione del s.i.i. che non necessariamente doveva essere fatta da una s.p.a.. La scelta del Comune di Pozzuoli, pur facendo parte dell’A.T.O. 2 in qualità di socio (la sua partecipazione è anche finanziaria a carico dei cittadini che pagano le tasse) ha scelto una politica che va contro una logica ambientalista, inoltre, in qualità di socio dell’A.T.O. 2 e nonostante mantenga in carica l’ex Sindaco di Pozzuoli G. Devoto nel consiglio di amministrazione dello stesso A.T.O. 2, ha omesso di aprire una seria riflesione nell’ambito di appartenenza. Il “dolore” maggiore si è sentito quando il Sindaco ha evitato un confronto, con i saperi presenti nella comunità puteolana per soddisfare l’esigenza dei cittadini puteolani di conoscere la verità, evitando di dare seguito alle richieste di partecipazione democratica degli stessi cittadini, che in più occasioni si sono appellati anche alla Convenzione di Haruhus del 1998 e alla Direttiva 2003/35/ CE nelle quali viene sancito il diritto dei cittadini a partecipare ai processi decisionali, grazie alle quali hanno chiesto un Consiglio monotematico prima dell’apertura delle buste della gara d’appalto. La conferma di ciò si è avuta in ben due Consigli Comunali, infatti, sia il Sindaco che il Presidente del Consiglio Comunale su richiesta di un Consigliere, hanno chiamato i vigili urbani che con la forza hanno portato fuori dal Consiglio cittadini che riprendevano con telecamere i lavori del Consiglio convocato per discutere della relazione programmatica del Sindaco. Nel percorso di lotta civile e pacifica nata nell’ottobre 2004, che portò al ritiro della delibera di privatizzazione dell’acqua da parte di ben 136 comuni, abbiamo incontrato Sindaci che dopo civili confronti, si sono ravveduti e hanno dichiarato pubblicamente le loro scuse alla cittadinanza con l’impegno di adoperarsi per il bene comune insieme ai comitati. Questa collaborazione oggi ancora esiste ed è su questa base che chiediamo al Sindaco di rivedere la sua decisione politica poichè pensiamo che le persone inteligenti siano quelle che sanno cambiare posizione dopo valutazioni cognitive dei fatti soprattutto quando rappresentano gli interessi di una comunità.

Salvatore Carnevale

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