Dopo 2mila anni riaperto lo stadio di Antonino Pio a Pozzuoli

Lo Stadio di Antonino Pio, ubicato immediatamente ad occidente della città di Puteoli, sorge su una terrazza naturale, con il fronte settentrionale prospiciente l’antica via Domitiana (oggi via Luciano) e quello meridionale scenograficamente affacciato sul Golfo di Pozzuoli (oggi via Campi Flegrei, nei pressi dell’Olivetti). L’inaugurazione si è tenuta stamani, venerdì 10 ottobre, alla presenza del Presidente della regione Campania, Antonio Bassolino.

Discorso di Pasquale Giacobbe, sindaco di Pozzuoli: “Oggi è un momento di festa e di orgoglio per la nostra Comunità. La scoperta prima e il successivo restauro dello stadio greco di Antonino Pio, rappresentano un ulteriore passo in avanti nella definizione di Pozzuoli come città d’arte. Come le grandi capitali dell’arte italiana, Firenze, Venezia, Roma, Urbino, anche Pozzuoli può vantare un illustre passato che riaffiora dalle viscere della terra, insieme, ed è questa la specificità del nostro territorio, ad una natura incomparabile che fa da cornice alla Storia. Compito dell’Ente locale, sia pure in tempi di “Finanza di guerra”, è incentivare e coordinare tutto questo.

I lavori che quotidianamente compie la Sovrintendenza, anche qui con le ristrettezze economiche, dovute ai magri bilanci dai quali poter attingere, rendono ancora più speciale la giornata di oggi. Dobbiamo unire gli sforzi. Razionalizzare le spese, per creare le condizioni di una città moderna nei servizi è punto di riferimento nei grandi circuiti internazionali. Siamo impegnati, e ci impegniamo, a fare di Pozzuoli un attrattore culturale internazionale. Compito che vogliamo svolgere in collaborazione con tutti gli altri enti presenti sul nostro Comune, dalla Sovrintendenza, alla Provincia, alla stessa Regione. Per questo dobbiamo accelerare i lavori a Rione Terra, unitamente alla creazione di una rete di servizi, anche telematica, per intercettare i flussi turistici. Puntiamo cioè a un salto di qualità dell’offerta. Ci siamo dati, lo sappiamo, un compito ambizioso ed impegnativo. Dobbiamo impostare un cambio di passo, specialmente nella nostra Comunità. Fare di ogni cittadino un custode di questo grande patrimonio che i nostri maggiori ci hanno lasciato in eredità. Combattere anni di incuria e di vandalismo. Ora però è davanti a noi la via obbligata della riqualificazione e della valorizzazione del nostro patrimonio artistico. È una strada che abbiamo preso con convinzione, è sarà la strada che farà della nostra Città, unitamente alle altre opere in Cantiere, di Pozzuoli uno dei punti di riferimento della cultura italiana.

Dichiarazione di Valerio Abussi, Assessore al Turismo di Pozzuoli:

“Il teatro di Antonino Pio è una ulteriore perla nell’immenso patrimonio archeologico puteolano”. Queste le dichiarazioni dell’assessore al turismo della città di Pozzuoli, Valerio Abussi, che auspica inoltre la stessa celerità e collaborazione istituzionale nella realizzazione delle necessarie infrastrutture a sostegno del turismo nei Campi Flegrei.

STADIO DI ANTONINO PIO

il monumento e la sua storia

Lo Stadio di Antonino Pio, ubicato immediatamente ad occidente della città di Puteoli, sorge su una terrazza naturale, con il fronte settentrionale prospiciente l’antica via Domitiana (oggi via Luciano) e quello meridionale scenograficamente affacciato sul Golfo di Pozzuoli.

Come ci informano le fonti antiche, la costruzione dello Stadio venne promossa dall’imperatore Antonino Pio per celebrare lo spirito filellenico del suo predecessore Adriano, il quale, morto a Baia nel 138 d. C., era stato sepolto in un primo momento nell’area di una delle ville di Cicerone a Pozzuoli (Hist. Aug., v. Hadr. 25,7). In seguito, Antonino Pio, vinte le remore del senato, ne trasferisce i resti a Roma e istituisce a Pozzuoli, nel luogo della prima sepoltura, giochi di tipo olimpico (Hist. Aug., v. Hadr. 27, 3) noti con il nome greco di Eusebeia.

Lo Stadio (circa m. 300 x 70) presenta la tradizionale pianta rettangolare con uno dei lati brevi curvi (sphendone) e l’altro, riservato alla “partenza” degli atleti, caratterizzato da un leggero andamento curvilineo.

Su questo lato – dove si sono concentrate differenti campagne di scavo effettuate grazie ai fondi P.O.R. Campania 2000-2006 – si apre un varco monumentale, originariamente coperto da una volta in muratura.

Quest’ingresso a doppia cortina introduceva gli atleti direttamente alla pista ed era costituito da più archi realizzati con grossi blocchi di pietra vulcanica locale (c.d. “piperno”), rivestiti d’intonaco chiaro. Di questi archi si conservavano in piedi soltanto i pilastri, mentre i conci, rinvenuti tutti in crollo, sono stati ricollocati nella loro posizione originaria nel corso dei recenti interventi.

L’accesso agli spettatori, invece, era consentito dal fronte settentrionale e filtrato da diversi avancorpi, intervallati da spazi verdi.

Passando attraverso questi avancorpi – dei quali si è potuto mettere in luce soltanto il primo ad Est – ci si immette in un ambulacro con pavimentazione in cocciopesto e copertura a volta composita: da qui, mediante differenti varchi (vomitoria), il pubblico accedeva ai vari settori degli spalti (cavea).

Come nella maggior parte degli edifici per spettacoli antichi, anche la cavea dello Stadio di Antonino Pio era organizzata in tre parti, corrispondenti a differenti fasce di spettatori. La parte più bassa della cavea (ima), riservata a personaggi eminenti, è separata dalla pista mediante un muro di recinzione (balteus) e conserva due file di sedute in blocchi di piperno; della parte media e di quella più alta della cavea (summa) non si conservano, invece, le gradinate, che, stando ad alcune tracce messe in evidenza, non apparirebbero realizzate in piperno.

l’abbandono e le fasi successive

La frequentazione dello Stadio sembra protrarsi almeno fino alla fine del III – inizi del IV sec.d.C. : è a questo periodo che risalgono, infatti, differenti strati d’abbandono ed è a questa stessa epoca che riportano le ultime testimonianze antiche di cui disponiamo. Tra queste, appaiono di particolare interesse alcune fiaschette vitree dove, tra i monumenti più rappresentativi della città di Puteoli, compare un edificio accompagnato dalla didascalia STADIV”.

In questa fase, alcuni ambienti dell’ambulacro iniziano ad interrarsi, mentre la pista ed il piazzale esterno all’ingresso monumentale vengono sepolti in seguito ad un’alluvione. Il piano di frequentazione immediatamente ad Est dello Stadio si va, così, ad innalzare ed è in questo momento che inizia una progressiva rifunzionalizzazione di alcuni ambienti e spazi aperti dello Stadio.

Una prima trasformazione si deve all’edificazione di un complesso a pianta polilobata in opera vittata mista, parzialmente messo in evidenza dalle recenti campagne di scavo: esteso dall’area esterna al varco monumentale fino all’ingresso settentrionale, questo complesso sembrerebbe presentare le caratteristiche proprie di un impianto residenziale tardo-antico, del cui apparato decorativo, andato in massima parte perduto, si conservano abbondanti frammenti di pavimentazioni marmoree in opus sectile.

In seguito, anche questo complesso viene modificato e subordinato ad esigenze di tipo rustico/produttivo. L’area del portico settentrionale dello Stadio, da un lato, è adibita ad attività di lavorazione e spegnimento della calce, dall’altro, è attraversata da una canaletta che va ad immettersi in uno dei vomitoria dell’ambulacro. Anche la cavea, in questa stessa fase, è arginata con muri a secco realizzati con materiali di spoglio analoghi a quelli adoperati per la costruzione, a ridosso dell’ima cavea, di un sistema di tre vasche, verosimilmente destinate alla produzione di olio o vino.

Dopo quest’ultima frequentazione del sito, l’area viene gradualmente abbandonata fino ad essere sepolta, nel 1538, dalle ceneri vulcaniche del vicino Monte Nuovo.

Soltanto intorno agli inizi dell’800 – come testimoniato anche dalla litografia di Domenico Cuciniello e Lorenzo Bianchi, autori del Viaggio Pittorico nel Regno delle due Sicilie (1829-1832) – un settore dell’ambulacro dello Stadio è inglobato da una masseria, che, con varie trasformazioni, si è conservata fino ad oggi.

Purtroppo, il monumento appare oggi smembrato in due parti in seguito alla realizzazione della moderna via Domiziana (1932), il cui percorso è andato a tagliare lo Stadio nel senso della lunghezza, compromettendone l’originaria unitarietà.

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