La “Cavalleria rusticana” all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Martedì 9 settembre (ore 21,00), l’opera di Ma scagni, per la regia di lamberto Lambertini, verrà riproposta nell’ambito della rassegna Flegreinarte. Ingresso ad inviti.

Martedì 9 settembre (ore 21,00), all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli verrà una riduzione in forma semiscenica per la regia di Lamberto Lambertini e la direzione musicale di Riccardo Fiorentino. Un appuntamento atteso nell’ambito della rassegna di musica e teatro “Flegreinarte”. Santuzza, respinta dall’amato Turiddu, legato da una segreta relazione a Lola, moglie di Alfio, rivela a quest’ultimo la verità; Alfio uccide in duello il rivale. È questa la trama della “Cavalleria Rusticana”, un’opera di rara potenza musicale, eppure molto semplice, nelle tematiche, nella vicenda, nelle melodie. Passione, tradimento, fatalità. Una Sicilia uguale ai sud di tutto il mondo. Un fatto di sangue che si ripete dall’inizio del tempo, che sa di Grecia classica e di lupara, di canzone popolare e di cronaca nera.

Direttore e direzione musicale di Riccardo Fiorentino, ideazione e promozione di Adolfo Viscardi per la produzione Musicus. Personaggi ed interpreti: Santuzza (Elmira Veda), Turiddu (Giacomo Mosca), Alfio (Bruno Iacullo), Lola (Angela Fico), Lucia (Marilena Montuoro). Coro: Solisti cantori. Soprani: Sabrina Messina, Rosa Feola, Angela Fico, Teresa Iodice. Contralti: Tiziana Maionica, Elsa tescione, Cira Scoppa. Tenori: Roberto Toscano, Davide Verde, Bruno Sobillo. Baritono: Roberto montanino. Bassi: Massimo Rizzi, Antonio De Lisio. Orchestra: Cameristi del Teatro San Carlo di Napoli. Violini Mariana Moresanu, Diana Musata, Giuseppe Navelli, Pasquale Murino. Viola: Piero Lo popolo. Violoncello: Ilie Lonescu. Contrabbasso: Gianluigi Pennino. Pianoforte: Giovanni Gambardella. Direttore del coro: Giovanni Gambardella. Suggestioni visive e scene Carlo De Marino. Costumi: Annalisa Giacci. Riprese filmiche Carlo Sgambato. Luci e fonica ditta Perrella. Allestimento e costruzioni: Abicar. Sartoria: Francesca Sannino.

Note di regia

Un’opera di rara potenza musicale, eppure molto semplice, nelle tematiche, nella vicenda, nelle melodie. Passione, tradimento, fatalità. Una Sicilia uguale ai sud di tutto il mondo. Un fatto di sangue che si ripete dall’inizio del tempo, che sa di Grecia classica e di lupara, di canzone popolare e di cronaca nera. L’opera, della durata di poco più di un’ora, è un’esplosione musicale che non lascia tregua. La magia della musica e del canto tocca le corde più profonde dei mostri cuori. Per aiutare, per accompagnare il pubblico, magari i più giovani, in questo percorso, anche se in forma semiscenica, di tanta avvincente bellezza basta sottolineare un poco il verismo della vicenda. Pochi segni dunque. Costumi che riportino tracce della Sicilia d’origine, nei neri e nei bianchi del lutto e della festa, giusto supporto cangiante alle luci e una scena bianca. La chiesa, in alto, metafisico fondale. Un assolato paesino mediterraneo. Immagine semplice, funzionale, cornice ideale per gli interpreti. Gesso calcinato che prende i colori che la musica suggerisce, ma che può trasformarsi in telo cinematografico di piazza, per un film realizzato appositamente per questo spettacolo, fatto di volti, sentimenti, emozioni, citazioni, elementi della natura, simboli, per invitare lo spettatore commosso dalla musica a lasciarsi trasportare anche nei luoghi più segreti, collettivi e personali, della memoria e del sogno. Pietro Mascagni Livorno il 7 dicembre 1863 da Domenico, fornaio figlio di fornai, ed Emilia Reboa. Il ragazzo rivela presto doti di compositore e a diciassette anni a Livorno è già una celebrità: suona, dirige composizioni proprie e altrui, conosce nei dettagli la tetralogia wagneriana. Il suo maestro Alfredo Soffredini ne intuisce fin dall’inizio il grande talento. Nel 1882 Mascagni si trasferisce a Milano, supera il difficile esame di ammissione al Conservatorio, dove fa amicizia con Puccini, con il quale condivide anche l’alloggio e l’ammirazione per Wagner. Nel marzo 1885 abbandona gli studi regolari dopo un litigio con il direttore, preferendo la vita vagabonda del maestro concertatore in una compagnia di operette. Nel 1887 lascia la compagnia e si trasferisce a Cerignola, in Puglia, come direttore della Filarmonica cittadina. Nel 1888 Giovanni Targioni-Tozzetti gli spedisce il libretto di Cavalleria, ricavato dall’omonima opera teatrale di Verga che lo scrittore siciliano aveva creato adattando alle scene una propria novella pubblicata nella raccolta Vita dei Campi (1880). Mascagni conclude la composizione di Cavalleria in cinque mesi (maggio 1889) in tempo per partecipare al concorso per opere inedite in un atto indetto da Sonzogno. Le opere in gara sono ben settantatre, tra le quali una Mala Pasqua tratta dal medesimo dramma di Verga. Nonostante che partecipino musicisti prestigiosi e stimati, Cavalleria, opera di un compositore privo di titoli accademici, vince il concorso e ottiene la sua consacrazione ufficiale al Teatro Costanzi di Roma, il 17 maggio 1890, alla presenza di Verga e perfino della regina. Ebbe un’accoglienza entusiastica. Mascagni scrive al padre: Mai mi sarei immaginato un entusiasmo simile. Tutti applaudivano, compresa la regina. E’ stato un successo colossale che non si è mai veduto. “Cavalleria rusticana”, di un autore di ventisei anni, arriva improvvisa e inattesa a sconvolgere le acque del teatro d’opera che erano diventate stagnanti. L’opera si è accostata alla vita. Ha lasciato i vecchi castelli, i guerrieri in piuma e celata, i monasteri, le prigioni, i campi di battaglia, è scesa in piazza e s’è messa a cantare come ogni giorno si sente, per le strade, per le campagne, nell’aria e la musica è diventata tutta una canzone.In questa atmosfera “Cavalleria” suscitò istantanei consensi, Pietro Mascagni incontrò migliaia di anime gemelle. Quest’opera è tutta creatura del suo tempo, con quella evidenza di canto e il tono forte che immobilizza l’ascoltatore e quell’essere tutt’uno del fare e del cantare per cui lo spettatore, anche se il meno provveduto, nel seguire lo spettacolo, se lo sente, insieme, vibrare nel cuore.

Note biografiche degli attori

Elmira Veda. Nata nel Daghestan (Federazione Russa), e diplomatasi al Conservatorio di San Pietroburgo, Elmira Veda ha completato la sua formazione artistica collaborando con Valery Gergiev al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, dove ha debuttato interpretando Ljudmila in Ruslan i Ljudmila. Vincitrice del Concorso “Maria Caniglia” di Sulmona nel 1996, ha debuttato nell’Iris di Mascagni a Monaco e Torino con la direzione di Gianluigi Gelmetti. La rapida ed intensa carriera l’ha condotta sui palcoscenici di alcuni fra i più importanti teatri del mondo dove ha interpretato titoli quali Pikovaja dama (Liza) di Ciaikovskij, La fiamma di Respighi (Silvana; Teatro dell’Opera di Roma, Wexford Opera Festival), Fosca di Gomez (Fosca; Wexford Opera Festival), The Fiery Angel di Prokofiev (Renata; Teatro alla Scala), Madama Butterfly di Puccini (Cio-Cio-San; Puccini Festival di Torre del Lago), La bohème (Mimì) e Turandot (title role), Lady Macbeth of Mzensk di Shostakovich (Katerina; Teatro alla Scala e Teatro Reál di Madrid), Macbeth di Verdi (Lady Macbeth), Consuelo (Consuelo) di Rendano, Andrea Chénier di Giordano (Maddalena; Teatro Comunale di Bologna) e Cavalleria rusticana di Mascagni (Santuzza). Nel corso della carriera ha collaborato con direttori d’orchestra quali Bruno Bartoletti, Kazushi Ono, Mstislav Rostropovic, Patrick Fournillier, Gianluigi Gelmetti, Renato Palombo. Il calendario dei suoi prossimi impegni annovera Madama Butterfly (Cio-Cio-San) a Mumbai e al Puccini Festival di Torre del Lago, Adriana Lecouvreur (title role) al Teatro Regio di Torino.

Bruno Iacullo. Nato a Torre del Greco, inizia gli studi di canto con il soprano Mariagrazia Marchini nell’anno 1985. Nel 1988 vince il concorso presso il teatro Carlo Felice di Genova come artista del coro e nel 1992 lo vince, sempre in qualità di artista del coro, al Teatro San Carlo di Napoli, dove debutta poi da solista, nella Messa di Gloria di G. Puccini, ne La Solenne di C. Gounoud e successivamente ne I Cantori di Brema del Maestro Panariello. Nel 1994 è al Teatro G. Verdi di Trieste dove canta ne la Fedora e in seguito ne Il Rigoletto (ruolo Monterone). Nel 1998 è Oberto conte di San Bonifacio a Bassano del Grappa. Nel 1999 è al Teatro San Carlo di Napoli nel ruolo di Alfio canta Cavalleria Rusticana in differita televisiva Stream. Seguono Nabucco e Rigoletto, ruolo Monterone, al Teatro G. Verdi di Salerno, e ancora Rigoletto presso l’Auditorium di Potenza. Nel 2004, I Vespri Siciliani, nel ruolo Robero, al Teatro Massimo di Palermo e I Pagliacci ruolo Silvio, a Taranto fà il Festival Internazionale. Nel ruolo di Alfio, 2004 Cavalleria Rusticana al Festival di Monte Cervino e nel 2005 al Festival di Benevento e nello stesso anno al Festival di Avellino. giacomo mosca Intraprende gli studi di canto nel 1988 sotto la direzione del M° Virginio Profeta, perfezionandoli poi con il M° Walter Ferrari. Nel giugno del 1994 vince il concorso Mattia Battistini per il ruolo di Turiddu nella “Cavalleria Rusticana” di Mascagni. Nel luglio dello stesso anno partecipa al festival di El Jem in Tunisia; a novembre a Rieti interpreta nuovamente Turiddu diretto dal M° Rinaldi con la regia di Franca Valeri. Partecipa a numerosi concerti in Italia e all’estero, presentando tra l’altro canzoni del repertorio classico napoletano. Tra il 1996/97 si reca in tournè in Germania esibendosi nei maggiori teatri (Berlino, Bayreuth, Hessen, Monaco, Amburgo ed altre città ancora) riscuotendo grandi consensi dal pubblico e dalla critica. A marzo 2001 debutta al Teatro Garibaldi di S.Maria Capua Vetere nel ruolo di Alfredo Germont nella “Traviata” di Verdi, diretta dal M° Silvano Frontalini interpretandolo successivamente al Comunale di Arezzo ed a Bruxelles presso il Cinque Royal. Contemporaneamente collabora con il Teatro Municipale G.Verdi di Salerno sotto la direzione del M° Luisotti in Tosca. A maggio 2002, a Roma, presso il teatro S.Luca, è nuovamente Alfredo Germont in “Traviata” sotto la direzione del M° Petrolo. Nel 2003/2004 ha tenuto numerosi concerti con il M°Giuseppe Carannante e con l’orchestra di fiati Città di Campobasso. Ad aprile 2005 è nuovamente Turiddu (Cavalleria Rusticana) diretto dal m°Giuseppe Carannante. Ha partecipato a varie trasmissioni televisive spaziando dal repertorio classico della canzone napoletana alle romanze di autori nazionali ed internazionali.

L’ingresso agli spettacoli è per invito. Gli inviti possono essere richiesti alla Provincia di Napoli, Ufficio relazioni con pubblico (Urp): Via Diaz, 11; telefono 081.7949223; urp@provincia.napoli.it; http://www.provincia.napoli.it

A Pozzuoli, invece, possono chiesti nei seguenti punti:

· Azienda di cura, soggiorno e turismo di Pozzuoli: 081/5266639 – 081/5262419 – azienturismopozzuoli@libero.it;

· Assoturismo, c/o Hotel Agave Via SS 7/IV Domitiana Km 53+390, Pozzuoli: 081 5249961 – info@agavehotel.it;

· Confesercenti Area flegrea in via Celio Rufo 16 , Pozzuoli: 320 285 09 72 – info@confesercentipozzuoli.com;

· Ascom Pozzuoli c/o Gioielleria Addati – Corso della Repubblica 105,
Pozzuoli: 081 5260196 – vinsadd@libero.it

· Casartigiani: 081 3030362 – falcettigiovanni@libero.it

Per informazioni: http://www.flegreinarte.itinfo@flegreinarte.it

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