“Il vento in pentola” di Cosimo Flavio Gioia. Presentazione al Caffè letterario di Bacoli il 30 maggio (ore 20,30)

Arriva in tavola, pronta per l’uso di mare, l’edizione 2008 del fortunato “baedeker” di Cosimo Flavio Gioia, che, dopo il poema “Il canto del Mediterraneo”, torna al largo con “Il vento in pentola” (edizioni Intra Moenia). Libretto prezioso ed indispensabile ai naviganti il cui varo è previsto il 30 maggio alle 20,30 presso il Caffè letterario di Bacoli in via Cento Camerelle, sede naturale per questo pregiato connubio tra mare lettere e cucina, nel pieno rispetto dello stile dell’autore. Saranno presenti la giornalista Germana Grasso in veste di moderatrice, il filosofo Nicola Magliulo, Pasquale Aiese, ex olimpionico di canottaggio e Giovanni Chianelli di Repubblica Napoli. Seguirà la degustazione di alcune delle ricette del libro.

Flavio Gioia ritrova nell’operetta tutte le sue corde, mettendo insieme le passioni di una vita: cinema, poesia, vela e ultima ma non minore la cucina. Tutto calato nell’elemento madre del suo chacra, il mare, origine e orizzonte del suo cammino. Diviso in tre parti, “Il vento in pentola” ha una significativa sezione introduttiva in cui si rivelano le rotte del navigatore Gioia, capace di non perdere mai la proverbiale bussola suggerita dal nome. I cibi e gli utensili dove gli stessi vengono elaborati sono elevati al rango di trait d’union tra gli uomini del mediterraneo ed il predominante elemento naturale. Tornano così memorie del tempo in cui le anfore di terracotta erano segrete depositarie di quello spirito metafisico ripreso “dai gesti quotidiani della vita in barca che infondono un senso di profonda religiosità.” Fino a far diventare le abitudini di città un passato remoto. La parte centrale vede protagonisti gli ingredienti di una vita frugale ma non per questo meno gustosa: perché insaporita dal senso panico dei venti e delle onde che inducono il rollio dei navigli. Guai a chi dovesse pensare ad un ricettario imperniato sul pesce e sui frutti di mare: al contrario si impongono cereali, legumi e formaggi ovini, perché più dirigibili dei vaccini e di conseguenza più adatti al delicate regime di chi va per mare. Cous cous, farro, orzo, olive e pomodori secchi a far necessaria mostra di se per via della facile conservazione, solo occasionalmente insidiati dalla commistione con la pasta, che l’Autore considera elemento soltanto italiano, ma estraneo alle importanti culture costiere maghrebine, elleniche ed ottomane. Il profumo di pane schiacciato alle acciughe o la fresella di grano saraceno ai fagioli, stimolano il viaggiatore ad approfondire gli utili suggerimenti sulla preparazione e cottura degli alimenti della cambusa ideale. A chiusura delle delizie ispirate nella parte centrale, l’opera si accomiata lasciandoci una novella autobiografica “La prima barca” tutta da gustare: “E’ la felicità? Se non lo è, vi somiglia molto”.

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