Vita nel rione fantasma
I pionieri della rocca di Pozzuoli: la testimonianza di una famiglia tra operai, archeologi e turisti
«Qui l’atmosfera di Natale e Pasqua è suggestiva, speriamo che il Duomo sia riaperto al più presto»
Rovine e scavi archeologici, palazzi ristrutturati e ancora vuoti che aspettano di essere rifiniti ed utilizzati per alberghi e altre strutture ricettive. Il Rione Terra al momento è ancora un quartiere fantasma. Lo era prima dei lavori – nonostante “l’occupazione” di barboni ed extracomunitari che ne avevano fatto la loro casa – e lo è oggi.
E’ animato solo la mattina dalle maestranze dei cantieri edili, dagli archeologi e – nei fine settimana – dal via vai di turisti che fanno visita ai percorsi archeologici sotterranei. Eppure c’è chi ci abita con moglie e figli. E’ il primo nucleo familiare che “sperimenta” la vita sull’antica città, dove hanno vissuto per oltre due millenni i puteolani.
A viverci da sette anni è la famiglia di Armando Follera, il custode del palazzo vescovile. Per la verità i Follera sono in buona compagnia, il palazzo è abitato da qualche mese anche da monsignor Silvio Padoin, vescovo emerito di Pozzuoli, dal sacerdote don Enzo Tiano e da due laiche consacrate che prestano il loro servizio in diocesi.
«Vivo qui – dice Follera – con mia moglie e due figlie. E’ un posto bellissimo e tranquillo anche se più volte ho dovuto affrontare le intrusioni di qualche barbone ma soprattutto dei ladri. Ora la situazione si è calmata ma bisogna stare sempre attenti». Il portone del palazzo condivide lo stesso spiazzo, piccolissimo, che consente l’entrata nella chiesetta del Corpo di Cristo e l’entrata laterale di quello che resta della Cattedrale. Un luogo suggestivo dove la stratificazioni storica è evidente sulle colonne dell’antico tempio pagano.
Follera custodisce il palazzo, si è innamorato delle sue mura, della lenta ma inesorabile ricostruzione del quartiere ed in particolare del Duomo, con i lavori che avanzano, si fermano e poi all’improvviso riprendono. Intanto dietro palazzo di Fraja Frangipane la vita è silenziosa: da un lato il mare che sussurra sugli scogli ai piedi del Rione e dall’altro i rumori di piazza della Repubblica e via Napoli.
Ogni domenica l’evento: riapre la chiesetta del Corpo di Cristo e monsignor Franco Bartolino celebra l’Eucaristia (ne parliamo a pagina 3). E’ l’occasione anche per tanti turisti di visitare la chiesa con l’aiuto e le spiegazioni dei volontari dell’associazione Nemea illustrano il luogo e le opere d’arte.
«All’inizio – dichiara Follera – non ero contento di vivere qui, poi ho imparato ad amare questo posto e mi sono appassionato all’archeologia e alla storia della Chiesa locale».
Molti resti sono stati trovati anche nel Palazzo vescovile. La statua di Atene Lemnia, una delle opera d’arte più preziose ritrovate fino ad oggi sul Rione Terra, è stata scoperta proprio nel vano dell’ascensore del palazzo dei vescovi. Nel cortile e nella guardianeria sono stati trovati dei resti di colonne, dei capitelli.
«Io sono proprio del Rione Terra – spiega Follera – vivevo qui da piccolo e l’ho lasciato come tantissimi puteolani nel ‘70. Mi ricordo che il Duomo veniva attraversato per raggiungere la salumeria che stava dall’altra parte e quindi evitare di fare un giro enorme intorno. L’atmosfera di Natale e Pasqua era e resterà irripetibile. Il desiderio mio e della mia famiglia come per tutti i puteolani e ii fedeli della diocesi flegrea è quello di rivedere di nuovo il Duomo. Quando il rione Terra sarà terminato si perderà “un po’ di tranquillità” ma è importante ed è desiderio di tutti che questo quartiere ritorni a vivere come tanti anni fa».
Ciro Biondi
Questa è la buona domenica del Rione Terra
Arrivano nostalgici e curiosi, comincia dalla chiesa del “Coretto” il ritorno al cuore di Pozzuoli
Se una parrocchia, fisicamente, è testimonianza della presenza di una co-munità, la chiesa del “Corpo di Cristo”, detta “il Coretto”, rappresenta l’avamposto di una comunità, quella dei fedeli puteolani, che ritornano al cuore della diocesi, il Duomo.
Dopo quattro decenni di attese, da più di un anno la chiesetta proprio a poca distanza dal Duomo, è stata riaperta al pubblico.
E lì, sul Rione Terra, ogni do-menica (ore 11,00), monsignor Franco Bartolino, il parroco della Cattedrale in ristrutturazione, celebra la Santa Messa. La chiesetta è sede provvisoria della parrocchia del Duomo, al cui cospetto sembra una cappella.
«La chiesa – afferma monsignor Bartolino – è aperta solo la domenica, e i fedeli che ap-partengono alla parrocchia sono pochissimi: giuridicamente sono quelli dell’area limitrofa al vecchio municipio di Pozzuoli, subito dopo il Rione Terra. Per ora si aspetta il futuro, quando il quartiere sarà di nuovo vivo con la presenza di persone. Intanto qui ogni domenica c’è una presenza di una sessantina di persone. Possiamo dire – spiega monsignor Bartolino – che ci sono due tipi di fedeli. Quelli che io chiamo “nostalgici” del Rione Terra e i visitatori. I primi, il nucleo più solido, vengono qui per vedere i luoghi in cui sono cresciuti. Per loro è un’emozione risalire sulla rocca e camminare per queste poche decine di metri di strada. E’ come ricordare la propria gioventù e la domenica al Rione Terra è diventato un appuntamento fisso. E poi ci sono coloro che partecipano alla celebrazione perché si trovano di passaggio, come i turisti, che visitano i percorsi archeologici. Non mancano i fedeli occasionali, che magari ap-profittano della passeggiata domenicale per visitare la nostra chiesa». Il posto incantevole, la possibilità di poter attraversare via Duomo e ve-dere quello che sta al di là di palazzo Migliaresi e palazzo De Fraja, oppure vedere dall’alro il porto, attirano tanti curiosi. E’ anche un’occasione per dare uno sguardo al lato es-terno del duomo ed intravedere quello che c’è dentro, considerando che l’accesso è comunque vietato. «La domenica c’è anche un coro – continua il sacerdote – a testimonianza dell’attenzione che c’è sul “Coretto” per gli aspetti legati alla celebrazione, ma la nostra presenza qui è anche una provocazione, è la voglia che ha la nostra diocesi di ricominciare da qui il suo cammino. Quello che ho notato è il rapporto che si viene a creare tra la gente dopo ogni celebrazione. C’è un clima di familiarità. E’ gente serena, che ha voglia di condividere, che sente il senso di sentirsi famiglia: e non è questo, in fondo, il vero significato di una parrocchia?».
Ciro Biondi
Articoli pubblicati sul numero di febbraio 2006 della rivista “Segni dei Tempi”









No Comments Yet