Il turismo dei subacquei
I volontari hanno pulito i fondali e preparato le mappe
Immergersi in acqua per andare indietro nel tempo. Nei Campi Flegrei è possibile. Poiché se ricchezze del passato appartengono a tutta l’umanità e se sono protetti dal mare devono essere comunque tutelati, restaurati e conservati. E allo stesso modo devono essere resi fruibili dai visitatori oltre che agli studiosi.
I diving rispondono a questa esigenza: sono dei centri per supporto, attrezzatura e, talvolta, corsi per la pratica dell’attività subacquea. Alcuni centri sono convenzionati con la Sovrintendenza e sono autorizzati ad effettuare escursioni in alcune zone dei parchi. E’ anche questo un modo di fare turismo.
A gennaio di quest’anno è stata firmata una convenzione tra la Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Napoli e Caserta e l’associazione temporanea di imprese Assodiving Flegreum per la concessione e relativa regolamentazione delle visite subacquee nel Parco archeologico sommerso di Baia.
A maggio (domenica 27) la Soprintendenza e vari enti pubblici hanno promosso una giornata ecologica della pulizia dei fondali marini del Parco sommerso.
L’iniziativa è nata dalla comune volontà di perseguire, con un protocollo d’intesa, i fini della tutela dei Parchi Sommersi di Baia e Gaiola, attraverso continue e coordinate azioni di sorveglianza e manutenzione ordinaria e straordinaria, considerato che essi sono stati candidati dallo Stato Italiano tra le aree da proporre all’Unesco per l’inserimento nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, quali indicatori del fenomeno naturalistico del bradisismo flegreo.
Nel corso del mese di agosto in collaborazione con Legambiente sono stati effettuati dei campi di volontariato subacqueo sul parco archeologico.
I volontari sono stati impegnati nell’attività di mappatura di percorsi subacquei all’interno del Parco archeologico.
Ciro Biondi
Articolo pubblicato sul numero di settembre 2007 del mensile “Segni dei tempi”









No Comments Yet