Nel castello di Baia la Soprintendenza allestirà duemila reperti archeologici: viaggio nel passato di Puteoli e Cuma

Nasce il Museo dei Campi Flegrei

Nel 2008 la struttura accoglierà anche le testimonianze provenienti dal Nazionale di Napoli

Puteoli, Cuma, Baia; la loro storia, i personaggi e la vita quotidiana dal periodo preellenico alla tarda età im-periale avranno giusto ed adeguato spazio in un grande Museo Archeologico.
Un museo, quello del Castello aragonese di Baia che, dal ‘93, già ospita il primo nucleo di una collezione che farà della fortezza di tufo uno dei più grandi ed interessanti musei d’Italia e quindi del mondo. Gli esperti della Soprinten-denza per i Beni archeologici di Napoli e Caserta hanno lavorato con passione per catalogare e restaurare reperti di ogni tipo che per anni sono stati “parcheggiati” nei depositi al Museo Archeologico Nazionale e nelle sedi distaccate e di cui si era perduta la memoria. Molti gli oggetti che un tempo erano disposti nell’Antiquarium Flegreo, una sorta di museo che un tempo si trovava nei pressi del Tempio di Serapide – Macellum a Pozzuoli e che fu successivamente chiuso per problemi dovuti al bradisismo.
Troveranno spazio nelle sale aragonesi anche gli oggetti già esposti nella mostra Nova Antiqua Phlegraea e tanti nuovi ritrovamenti, soprattutto provenienti dagli scavi di Cuma. La “prima pietra” del museo la pose il professor Fausto Zevi che, a fine anni settanta, ricopriva l’incarico di sovrintendente ai beni archeologici. Ancora oggi il professor Zevi coordina il progetto di allestimento insieme ai professori Stefano De Caro, direttore regionale ai beni Culturali, Maria Luisa Nava, soprintendente per le province di Napoli e Caserta e a Paola Miniero, responsabile unico del procedimento.
Oltre duemila i resti che saranno esposti di cui oltre 400 reperti lapidei e 800 ceramiche. L’allestimento sarà diviso in tre sezioni collegate tra loro ma ognuna autonoma dall’altra; ogni sezione sarà divisa per contesti: il commercio, la religione, l’arte, il teatro, la guerra… La sezione dedicata a Puteoli (20 sale) si aprirà con una cartografia della città, in cui sarà possibile vederne l’evoluzione nel corso del tempo. Molti i resti che ricordano la vocazione commerciale del porto e i viaggi che i navigatori puteolani hanno effettuato in tutte le terre all’epoca conosciute.
Particolarmente interessanti saranno le fiaschette vitree – IV secolo d. C. – provenienti da ogni parte del mondo che costituivano souvenir ante litteram di Pozzuoli e su cui è disegnata la città; una fonte di informazione importante per gli studiosi che hanno così ricostruito l’assetto urbanistico della “Parva Roma”. Una sottosezione sarà dedicata ai ritrovamenti recenti del Rione Terra. Anche Cuma avrà a disposizione 20 sale per ricordare la sua storia ma anche la sua preistoria. Gli scavi archeologici hanno riportato oggetti dei primi abitanti della zona, gli Opici, secondo lo storico antico Strabone, che abitavano il promontorio prima dei greci. E nel territorio cumano sono anche stati rinvenuti resti della civiltà sannitica che si impossessò della zona prima della definitiva conquista romana.
La sezione “baiana” sarà caratterizzata dalla presenza di ritrovamenti delle ville e delle terme che ne facevano la località turistica preferita dai Romani. Non resta che aspettare il 2008 con l’apertura delle prime sale e attirare i visitatori che vorranno viaggiare nel tempo.

Ciro Biondi

Una storia bimillenaria

Dalla villa romana alla fortezza degli Aragonesi

Un museo in un monumento. La difficoltà e il fascino del nuovo allestimento consiste nel collocare negli spazi del Castello Aragonese di Baia, le sale e il percorso senza dimenticare che la struttura stessa è uno straordinario monumento, uno dei simboli dei Campi Flegrei. Ma anche a questo si è data una risposta. E i futuri visitatori del museo seguiranno il percorso dei soldati. Dopo aver attraversato la palazzina d’ingresso, la nuova entrata sarà quella a nord-est, attraverso il ponte levatoio.
I due livelli di “Puteoli” e “Cuma” sa-ranno allestiti nelle ex camerate e nel refettorio.
Nella ex polveriera sarà allestita una piccola sezione dedicata a Liternum che nel passato era considerata parte integrante del territorio flegreo. Resteranno così come sono le prigioni e i suoi allestimenti che consentiranno un’istantanea sul periodo medioevale. Tra l’altro il Castello sorge su una villa romana che si estendeva quanto tutto la fortezza aragonese. I lavori effettuati di recente hanno dato conferme e accresciuto la curiosità di conoscerne il proprietario. La villa aveva una posizione dominante su tutto il golfo di Pozzuoli e sulle zone vicine e la sua architettura era ricca e pregiata. Tutto fa pensare che il possidente sia stato un importantissimo personaggio dell’antica Roma del periodo storico tra la fine della repubblica e il primo periodo imperiale.
La costruzione del castello fu iniziata da Alfonso II d’Aragona, re di Napoli, alla fine del ‘400 nell’abito di un programma per la difesa del Regno. Il Golfo di Pozzuoli era considerato un punto strategico importante anche per la difesa della città di Napoli. Più volte trasformato – il vicerè spagnolo don Pedro di Toledo diede il suo contributo dopo l’eruzione del Monte Nuovo (1538) – fu abbandonato dopo l’Unità d’Italia. Nel 1927 divenne la sede del reale Orfanotrofio Militare. Restò tale fino al 1975.

Ciro Biondi

articoli pubblicati su “Segni dei Tempi” (febbraio 2007)


  1. GIOVANNA MONACO

    Ho visitato ieri le nuove sale allestite al Castello e sono a dir poco MERAVIGLIOSE!




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