Hanno avuto successo in Usa. Un comitato in rapporto con i Campi Flegrei

Montesi alla scoperta dell’America

Sono approdati sulla Est Coast nel corso del Novecento. Per loro l’Italia non è rappresentata solo dalla bandiera tricolore. Ma anche dai colori azzurro e oro del manto della Madonna As-sunta. Sono i Montesi d’America. Quasi tutti abitanti nel New Jersey (uno degli “States”, posto tra le metropoli di New York e Filadelfia) e quasi tutti ristoratori. Sono il simbolo più evidente dello spirito di intraprendenza dei navigatori montesi che hanno solcato i mari di tutto il mondo. A unirli alla patria (quella italiana e quella flegrea) il “Comitato Montesi d’America” (“Comoda”) e il “Circolo culturale cattolico italo-americano S. Maria Assunta in Cielo”.
Quest’ultimo è il vero e proprio “braccio operativo” in Italia. Andrea Scotto di Santolo, meglio conosciuto in paese con il soprannome di ‘o sarto, è il president, Attilio Palumbo è il chairman (cioè il presidente dell’assemblea dei soci) e poi ci sono tanti altri montesi che collaborano nel Comitato. «Per noi – spiega Andrea, che negli Stati Uniti è diventato anche lui ristoratore – la Madonna Assunta è il legame più profondo che abbiamo con Monte di Procida. Ogni anno ci sacrifichiamo per essere qui presenti ai festeggiamenti del 15 agosto. Antonio Romano, uno dei nostri associati, è partito il 13 e il 14 era qui in tempo per partecipare alla processione del giorno dopo. E’ la dimostrazione che la fede dei nostri antenati verso la Madonna e l’amore per Monte di Procida è ancora vivo. E’ quello che cerchiamo di trasmettere ai nostri figli e nipoti». E in tredici anni di attività sono stati raggiunti grossi traguardi.
«L’obiettivo principale del “Comoda” – si legge nella loro presentazione – è quello di unire, tutte le famiglie e gli amici della grandissima comunità dei montesi che si trova in terra statunitense, al fine di sviluppare nuove amicizie, nuovi in-contri, nuovi rapporti umani e di lavoro. L’unione fa la forza! Ma non possiamo certo dimenticare, né far smarrire ai nostri figli le vere origini Montesi, l’orgoglio, la forza e la tenacia che ci ha sempre contraddistinto. Siamo un popolo di contadini, naviganti ed emigranti, ma siamo molto orgogliosi delle nostre origini e delle nostre tradizioni e cultura». «Grazie al Comitato – raccontano or-gogliosi i soci – sono nate ben sei famiglie poiché tanti giovani si conoscono grazie alle attività dell’associazione».
La prima o la seconda domenica di dicembre è dedicata al “Natale Montese”.
«Dobbiamo organizzare la festa sempre all’inizio del mese – afferma Scotto di Santolo – perché poi i ristoranti sono impegnati per le festività».
In seguito si celebra San Valentino (14 febbraio), in primavera c’è il Festival Montese e, prima delle vacanze (ossia del ritorno in Italia per il 15 agosto, giorno dell’Assunta) il “Picnic” di fine giugno.
Ma i montesi ci tengono a festeggiare anche le ricorrenze americane: il 4 luglio (Indipendance Day) e a ottobre, il Columbus Day, che ricorda lo sbarco di un altro italiano, di cui i montesi d’America, marinai e figli di marinai, sono orgogliosi successori.

Ciro Biondi

Un primato
Pochi dati per ricordare il “fenomeno montese”: 450 gli iscritti al “Comoda”; 2mila i montesi del New Jersey (5mila i montesi nel mondo e quasi tutti negli Usa). In più ogni anno, in occasione del Gala per il Natale Montese, viene pubblicato l’Annu-ario, vere e proprie “pagine gialle” di oltre 600 aziende italo-americane, moltissime di proprietà di montesi. Uno dei record dei montesi americani è anche quello di essere la comunità più grande all’interno della Fe-derazione delle associazioni dei Campani nel Mondo a cui aderiscono decine di associazioni di tutte le province. «Siamo un’associazione no profit ricorda il presidente – una ragione sociale che si ottiene difficilmente negli Usa: serve un buon curriculum. Questo status ci impone di non avere utili a fine anno e quindi di fare donazioni. Che poi è il nostro obiettivo». I montesi d’America sono quindi un punto di riferimento importante tanto che per i sindaci di Monte di Procida diventa quasi un obbligo istituzionale far visita ai concittadini d’oltremare. Ma anche rapporti con la Chiesa sono fortissimi per il “Comoda”. Per ben tre volte monsignor Silvio Padoin, allora vescovo della diocesi di Pozzuoli, è stato negli Stati Uniti a far visita alla comunità. Con lui il compianto monsignor Enrico Palumbo. Nel 2003 è stata costruita una copia della statua della Madonna Assunta al “National Centre for Padre Pio”, nella città di Barto nello stato della Pennsylvania.
Tante le donazioni alla parrocchia – simbolo di Monte di Procida e della comunità locale. «Negli ultimi anni – afferma Andrea Scotto di Santolo – abbiamo fatto delle donazioni per il riscaldamento in chiesa e abbiamo comprato dei computer per la scuola “Dante Alighieri”».
Anche i moderni mezzi di comunicazione sono sfruttati al massimo per intrattenere rapporti con la terra d’origine. Con l’avvento di internet sono stati allestiti due siti: uno dei più visitati e interattivi dell’area flegrea (www.montediprocida.com) e l’altro dedicato al Comitato (www.montesiusa.com).

Ciro Biondi

Il ponte che attraversa l’Atlantico e arriva fino alla spiaggia di Acquamorta è il circolo culturale cattolico italo-americano “SS. Maria Assunta in Cielo”. Tante la attività, gare podistiche, commemorazioni, kermesse culturali. Ultima, in ordine di tempo, la mostra-concorso di pittura estemporanea organizzata in collaborazione con il Comune: “Medaglia d’oro Madonna Assunta” con tema “Monte di Procida e i sui dintorni: aspetti folkloristici, paesaggistici e storici”. Nella sede dell’associazione “Agorà” si è svolta la rassegna. La giuria (composta da Andrea Scotto di Santolo, dal vicepresidente del circolo Antonio Di Meo, Ettore Rando, Giuseppe Nicola Coppola, Gennaro Bernando e Edmondo Di Napoli) ha assegnato il primo premio ad Alessandra Ambrosino e Ciro Lucci, il secondo premio ad Antonio Isabettini e Salvatore Volpe e il terzo a Vincenzo Filippone e Antonio Costagliola.

Ciro Biondi


Articolo pubblicato sul numero di settembre 2006 della rivista “Segni dei Tempi”

e sulla pubblicazione del Comitato Montesi d’America in occasione del “13th Anniversary Christmas Gala”


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