Intervista all’archietto Francesco Escalona in occasione della nomina alla presidenza del Parco Regionale Campi Flegrei. Aprile 2005. Pubblicata nello stesso mese da “Segni dei Tempi”.
Il Parco, occasione per i Campi Flegrei.
Intervista al neo presidente Escalona: un progetto di sviluppo sostenibile coinvolgendo le comunità.
Sarà un Parco che non proteggerà solo l´ambiente, ma anche la cultura e le tradizioni dell´area flegrea, all´insegna dello sviluppo sostenibile. Sono queste le linee guida su cui si muoverà il nuovo presidente del Parco regionale dei Campi Flegrei, l´architetto Francesco Escalona.
Sulla cartina geografica della Campania le macchioline che identificano l´area protetta sono ben poca cosa rispetto agli altri parchi presenti sul territorio: regionali – per esempio il Matese e il Partenio – o nazionali come il Cilento.
Eppure i Campi Flegrei, possono competere per ricchezza della flora, della fauna, per il paesaggio e il suolo; sia per quello che c´è sottoterra, come il fenomeno del bradisismo, sia per ciò che c´è in superficie, si pensi ai giacimenti archeologici.
Francesco Escalona, oggi dirigente della Regione Campania, già assessore all´urbanistica al comune di Bacoli (dal 1997 al 1999), è stato inoltre coordinatore del Patto Territoriale dei Campi Flegrei. Con il neopresidente continua il dibattito sulle emergenze del territorio lanciato da Segni dei Tempi.
“Con la legge regionale 33/93 – spiega Escalona – sono stati istituiti i parchi a competenza regionale. Il Parco Regionale dei Campi Flegrei è particolare.
I valori sono ricchissimi, hanno una loro unicità e si intersecano. Basti pensare alla geologia, alla vulcanologia, all´archeologia e anche alla letteratura.
Un esempio per tutti delle cose che abbiamo e che si dimenticano: la rupe di Cuma su cui si possono leggere le varie ere geologiche che hanno interessato il nostro territorio”.
Cosa porterà il nuovo Parco, quali saranno le novità più significative?
“Importante è che per la prima volta ci sarà un organo stabile, una sorta di parlamentino, in cui i sindaci dell´area potranno discutere su uno sviluppo sostenibile del territorio che, per il numero degli abitanti – oltre 130mila – , può essere paragonato ad una città media europea. Sull´area flegrea punta il più grande Pit italiano con un investimento di ben 230 milioni di euro perfettamente complementari all´idea del Parco.
Il Parco è quindi un luogo dove le politiche si incontrano, dove gli amministratori locali e le loro scelte avranno un luogo per incontrarsi.
Siamo anche in un momento delicato per l´ambiente nella nostra terra: si rischia di perdere parte importante della fauna, della flora e, in generale della biodiversità dell´area flegrea dopo decenni di abbandono completo.
Il Parco non si occuperà solo di ambiente, non sarà solo uno spazio protetto in senso stretto.
Ci sono valori culturali, storici, la rete ecologica, la vita dell´uomo, la cultura da far emergere con l´obiettivo di difendere la natura attraverso uno sviluppo sostenibile e armonico”.
Ecco, l´area: come si compone il Parco?
“E´ forse questo l´unico punto debole. Non siamo di fronte ad una sola area, ma ci sono tante “isole” e al momento non esistono “corridoi ecologici” che li mettono in comunicazione tra loro.
Rispetto alla prima perimetrazione mancano parti importanti come la fascia costiera di Bagnoli e l´isola di Vivara, il cratere di Cigliano e via Campana.
In compenso è giusto notare che è compresa nel Parco anche la collina di Posillipo (che geologicamente rientra nel territorio flegreo), la Gaiola e quasi tutta la costa da Napoli a Cuma: è, più o meno, quello che noi intendiamo come Campi Flegrei che corrisponde in buona parte al territorio della Diocesi di Pozzuoli che per la sua storia ha da dare un grande contributo al Parco.
Ma grande assente è il territorio di Quarto, che pure ha zone importantissime come le cave di tufo. Questo crea dei problemi per la crescita della zona. Quarto rientra pienamente nell´area flegrea e la sua esclusione dall´area del Parco non è un bene.
Tuttavia noi dobbiamo procedere con una politica di area e non di “macchie”, bisogna cominciare a spiegare alla gente qual è lo strumento che abbiamo a disposizione.
Il Parco sarà un marchio per il nostro territorio, basti pensare a cosa vuole dire per il turismo e per i servizi. Noi puntiamo ad un turismo colto, stanziale e ambientalista, fatto di turisti che lasciano il territorio meglio di quello che hanno trovato.
Le attuali presenze sul territorio sono caratterizzate, invece, da un turismo “mordi e fuggi”, che usa il territorio e non lo rispetta”.
Gli elementi su cui puntare?
“Innanzitutto attenzione alla tutela della natura (biodiversità): stiamo perdendo la nostra fauna quindi maggiore attenzione ai tassi, agli istrice e agli altri animali presenti sul territorio, ma anche l´emergenza laghi è da affrontare al più presto.
Poi procedere con un progetto territoriale di sviluppo sostenibile e lanciare il Parco come marchio Campi Flegrei riconoscibile e riconosciuto”.
E come si parte?
“C´è un entusiasmo straordinario tra la gente che ha compreso l´utilità del Parco. I prossimi passaggi saranno l´incontro con i sindaci, una riunione con tutte le associazioni flegree, non solo ambientaliste.
Questo perché bisogna iniziare a considerare il rispetto della natura e la sua conservazione come ad una delle strade per l´emergenza sociale, ecco perché coinvolgere associazioni, anche culturali e religiose.
Un grande lavoro deve essere fatto con le scuole, bisogna trasmettere ai bambini e ai giovani l´idea del Parco.
Ma la cosa fondamentale è che bisogna considerare il Parco come un´opportunità per i Campi Flegrei”.
Ciro Biondi
Alcuni dati
Oltre settemila ettari, quattro comuni interessati (Napoli, Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida; i primi due solo parzialmente mentre gli altri nella totalità del loro territorio); cinque organismi previsti dalla Legge regionale: Il Presidente, i quattro membri delle Comunità che, nel caso dei Campi Flegrei, coincideranno con i quattro sindaci sul cui territorio rientra il Parco, il Consiglio Direttivo (formato, oltre che dal presidente e dai quattro rappresentanti delle comunità, anche da un rappresentante della Provincia, e dai rappresentanti delle associazioni ambientaliste e delle organizzazioni agricole e della pesca maggiormente rappresentative).
Ci sarà una giunta esecutiva e poi, chiaramente, i revisori dei conti.
A istituire i parchi regionali, la Legge regionale 33/93 con la quale la Regione Campania fu la prima a recepire la legge quadro 394/91.
Caratteristica importante: il “Piano Parco” sarà uno strumento urbanistico superiore a tutti gli altri strumenti urbanistici, compreso i piani regolatori dei comuni.
Il 25% del territorio della Campania rientra in aree protette.
Due parchi nazionali: Vesuvio e Cilento – Vallo di Diano.
I parchi regionali sono: Matese, Taburno-Camposano, Partenio, Roccamonfina-Foce Garigliano, Monti Picentini, Monti Lattari.
Ciro Biondi









Maggio 3, 2009 at 8:44 pm
A parte mettere in giro i cartelloni (che in alcuni casi fanno riferimento ad entità inesistenti… vedi il caso del parco quarantennale)cos’altro ha fatto l’ente parco?? … mah… io continuo a vedere solo degrado, immondizia nei siti archeologici (vedi baia per dirne una), e tante chiacchiere…