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Francesca Pilla de “il Manifesto” intervista Ciro Biondi sulla questione Monterusciello

INCHIESTA Viaggio nel quartiere-modello che doveva salvare Pozzuoli dal bradisismo

Martedì 18 Aprile 2006

I solitari fantasmi di Monterusciello
Doveva avere tutti i servizi, ma non c’è ancora nulla: solo la camorra, che spadroneggia indisturbata. Trentamila
persone vivono in questo quartiere, ma chi poteva è tornato a Pozzuoli

di Francesca Pilla

Dalla superstrada che si immette sulla Domiziana appena superato lo svincolo per Arco Felice, ecco spuntare le case di cartone. Grosse scatole grigie che si susseguono regolari in maniera ascendente popolando l’aperta campagna tra Quarto e Pozzuoli. Da lontano sembra quasi che ci si affacci sul plastico di una cittadina realizzata con il Lego, le costruzioni giocattolo per bambini. Invece questa è Monterusciello, il quartiere simbolo della migrazione – dal mare alle colline – dei puteolani dopo due crisi bradisismiche: la prima agli inizi degli anni ‘70 quando fu costruito il quartiere Toiano e la seconda dell”83-’84 quando appunto vennero messi in piedi a tempo di record 5.000 alloggi, il nucleo originario del paesino di plastica odierno. Attualmente sono Trentamila le persone – o forse di più considerando gli inquilini «abusivi» – che si sono accampate stabilmente in venti, trent’anni negli appartamenti popolari costruiti con la legge 167, con la stessa logica dei quartieri ghetto di Scampìa, Secondigliano e Piscinola. Ma qui è peggio, perché Monterusciello sorge ad una trentina chilometri da Napoli, perché è stato più facile «crearlo» e poi dimenticarlo. Invece i problemi – nelle strade che portano tutte i nomi dei grandi poeti del ‘900, Pasolini, Verga, Ungaretti – sono gli stessi delle banlieues a ridosso della metropoli. Solo che nessuno ne parla.

Camorra totalizzante

La presenza totalizzante della camorra, che appena qualche settimana fa, con una sparatoria in pieno giorno, ha provocato tre feriti sancendo la riapertura della faida tra i boss, un tempo alleati: Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce. La ghettizzazione dei poveri delle periferie, che lasciati nel degrado vivono circoscritti nel proprio territorio. A Monterusciello non ci sono uffici né altre attività, nessun cinema, niente teatro, nessun luogo di ritrovo per giovani, se non sale giochi e tre parrocchie. A collegare la «periferia della periferia» di Pozzuoli con Napoli ci sono solo due linee di autobus: il P11 dell’Actp e il pullman che fa capolinea nel quartiere Fuorigrotta. Ma succede spesso che gli autisti si rifiutino di girare tra quelle case di sera a causa delle pietre lanciate contro gli automezzi dai ragazzi alla fine del turno. Un passatempo «divertente» rispetto al nulla offerto dal quartiere. Basta passeggiare tra le ampie vie spoglie per rendersene conto. Li vedi immediatamente i capannelli dei giovanissimi che non sanno come trascorrere i pomeriggi. Quattro, cinque si passano un pallone tra le auto, in tre sostano al sole seduti su una panchina annoiati dalle loro stesse battute, mentre qualcuno fa il bullo con i ragazzini più piccoli. Strano però che a differenza di quanto accade nei rioni a rischio napoletani, sono pochi gli scooter che sfrecciano tra i palazzoni, ed anche le ragazze camminano distratte e trasandate – niente a che vedere con le loro compagne spavalde di Scampìa, dei Quartieri Spagnoli o di Forcella. Qui girano molti meno soldi. A Monterusciello si conoscono tutti fra loro ed un estraneo, anche di passaggio, è immediatamente notato e guardato con diffidenza. Nessuno ha voglia di parlare, a fare una domanda è un rumore di finestre che si chiudono, e di cancelli sbattuti. Così può capitare di incontrare un vecchio pescatore che nel giardinetto di casa annoda e ripulisce una rete, che abbozza un sorriso e prova anche a sillabare qualche parola. Niente, redarguito immediatamente dalla moglie: «Salvatore, ma che fai? vuoi uscire sul giornale. Statti zitto che lavori al comune e perdi il posto ». Tutti zitti, nessuno parla, vede o sente, mentre nella città di cartone – così soprannominata dai napoletani – gli alloggi popolari (il comune di Pozzuoli in tutto ne amministra 4.900) cadono a pezzi. Motivo? La Romeo Immobiliare, la stessa società che gestisce l’intero patrimonio pubblico partenopeo, è interessata esclusivamente a riscuotere la pigione dai residenti, ma di ammodernare le strutture nemmeno l’ombra di un’intenzione. Negli appartamenti ci sono infiltrazioni d’acqua, quando addirittura non piove in casa, i tubi scoppiano, le colonne fecali si ostruiscono, gli androni, i pianerottoli si consumano e si sgretolano. Ma c’è di più. La Romeo, quando nel ‘99 stipulò l’accordo con il comune (attualmente in scadenza) sulla gestione degli alloggi, aveva fornito ai sindacati garanzie sull’assunzione di un cospicuo numero di Lsu locali, ad oggi non ha ingaggiato praticamente nessuno. Anzi, con una serie di subappalti il lavoro è stato affidato a ditte esterne. Non è mai stata approvata la carta dei diritti e dei doveri dei cittadini, che rappresentava la piattaforma su cui inquilini, sindacati e società avrebbero collaborano per la riuscita della gestione. Per non parlare delle promesse sul recupero dei fabbricati e delle strutture abbandonate, spazi verdi più puliti, servizi ai cittadini. Dopo qualche tempo di «residenza forzata» la stessa Romeo si è trasferita dal quartiere periferico al centro storico di Pozzuoli, nei pressi delle meraviglie archeologiche del Tempio di Serapide. Nella città antica, d’altronde dove ormai risiedono – una volta cacciati con la scusa del bradisismo i pescatori e gli operai – per lo più professionisti napoletani che hanno trovato nelle bellezze del luogo, una cornice ideale alle loro abitazioni. A Monterusciello invece grazie anche alla Romeo immobiliare e alle istituzioni, restano dimenticati i progetti per rendere quantomeno vivibile questo esilio forzato. Non si contano le piazze lasciate senza arredo urbano, tra cui il piazzale adiacente al Municipio. Mai realizzato il centro tennistico di via de Curtis, che nei piani istituzionali doveva rappresentare una scuola d’eccellenza in Campania. Abbandonati i locali vicini all’Ufficio Postale, l’ex Scuola alberghiera, il Palazzetto dello Sport Palatrincone. Ma la medaglia del degrado spetta al Centro commerciale di Via Modiglioni. Una struttura di cemento imponente, tirata su in pochi mesi, ma mai completata. Ora questo spazio è territorio della camorra. Qui, dicono gli abitanti, vengono parcheggiate le auto rubate in attesa di essere smontate oppure vendute all’estero.

Servizi di cittadinanza?
Eppure non doveva andare così nei progetti affidati in epoca Dc-Psi, dall’ex- ministro della protezione civile Vincenzo Scotti (poi indagato durante la Tangentopoli napoletana insieme a De Lorenzo e Pomicino) ad un gruppo di architetti della Federico II di Napoli. Il piano urbanistico prevedeva infatti blocchi di prefabbricati pesanti resistenti alle scosse vulcaniche dell’area, un equilibrio tra spazi verdi e cemento, centri polifunzionali, ampi servizi alla cittadinanza. Col tempo, come anche nel napoletano, la speculazione sui fondi per la ricostruzione post terremoto ha fagocitato la pianificazione innovativa, e soprattutto nella dell’area Monterusciello 2 le infiltrazioni camorristiche nei lavori edili, la superficialità delle istituzioni hanno creato lo scempio attuale. «I cittadini di Monterusciello chiedono che si venga a capo della crisi» – spiega Ciro Biondi, ex consigliere di quartiere e coordinatore del progetto Nuovo Municipio. «Più che di maestosi interventi, Pozzuoli ha bisogno di numerose azioni puntuali di grande impatto, raccordati e coordinati tra loro in una strategia unitaria e convergente sugli obiettivi generali già indicati nel Documento strategico regionale per la programmazione 2007 2013». Il 22 dicembre 2005 però la giunta comunale, presieduta da Enzo Figliolia della Margherita è stata sciolta per infiltrazione camorristica e bisognerà attendere le amministrative di metà maggio per programmare insieme con la regione qualsiasi opera di riqualifica. Nel frattempo la Rete del Nuovo Municipio, che raccoglie 14 associazioni, mette a punto le sue strategie e prospetta azioni di democrazia partecipativa insieme ai cittadini. A riprova della volontà di ridare dignità a Monterusciello, la conferenza di lancio del progetto è stata presentata nel centro sociale comunale De Curtis. «Vogliamo partire dalle periferie di Pozzuoli, Monterusciello, Licola, Lucrino – conlude Biondi – e dare a tutti la possibilità di disegnare il futuro della città in cui vivono». «Gli strumenti di partecipazione possono essere centri sociali, case delle associazioni, osservatori, forum, assemblee, comitati di quartiere, e anche la valorizzazione dei consigli circoscrizionali. L’obiettivo è la trasformazione degli enti locali da enti di amministrazione burocratica in laboratori di autogoverno».

 


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