La necessità di tutelare costa e acque minacciate da speculazione e abbandono

Il mare e il male di Cuma

Ma associazioni e Parco vigilano. E spuntano pure le tartarughe

I cavalieri impugnano fieramente le briglie, i cavalli nitriscono mentre i loro zoccoli sprofondano nella bionda sabbia della spiaggia romana ai piedi dell’acropoli di Cuma. Non è la descrizione di una giornata qualsiasi di venti secoli fa. Siamo nell’anno 2007 d.C., stessa spiaggia, stesso mare. Ma sicuramente più sporchi e inquinati. Cavalli e cavalieri diversi. Sicuramente meno nobili. Il traguardo è segnato da una fogna scoperta che colora il mare di marrone. I bagnanti sono pochi per l’incuria della spiaggia e i cavalli che galoppano sulla battigia. Eppure tra l’acropoli cumana fino al mare resiste la mitica “Silva Gallinaria”, la macchia mediterranea e le dune: l’aggressione dell’uomo al territorio è stata limitata. Ma il mare soffre per gli scarichi sia abusivi sia legali, come il Depuratore di Cuma. Ad intervenire per ridare il mare al litorale che va da Monte di Procida alla foce del Volturno, con una delle sabbie più belle del mondo, c’è l’associazione “Costa dei Sogni”, un sodalizio che comprende cittadini, oltre 40 associazioni, imprenditori della risorsa mare e 26 Comuni tra le province di Napoli e Caserta. Un risultato importante è stato raggiunto: la progettazione di una condotta sottomarina che permetterà di ridurre al minimo l’inquinamento costiero; sarà di 3 chilometri di lunghezza, un diametro di 2 metri per una spesa che si aggira intorno ai 30 milioni di euro. Si tratta di un intervento che consente di portare  i reflui trattati dall’impianto puteolano (circa 30 tonnellate al giorno di materiali) lontano dalla costa e a una profondità di oltre 22 metri. Ma la tutela del mare e della costa non finisce qui. Il turismo degli stabilimenti balneari che da Licola arrivano fino al basso Lazio ha bisogno anche di oasi protette: Cuma, con la sua storia e ambiente, è da difendere contro ogni tipo di speculazione.  «Il territorio di competenza del Parco Regionale dei Campi Flegrei – spiega Sara Garofalo, presidente dell’associazione “Le Ali di Dedalo” – non comprende la spiaggia di Cuma. Questo significa che non tutto l’ecosistema è sotto la tutela del Parco: infatti le dune, bloccando il flusso dei venti, proteggono il lecceto alle sue spalle, la “Silva Gallinaria”. La costa è da tutelare tutta, quindi, e non solo una parte poiché costituisce un ecosistema di grande importanza, unico in tutta la zona. Tuttavia a tutt’oggi la spiaggia è tutelata da altre normative in quanto sito d’importanza comunitaria (s.i.c) per la presenza di una pianta che cresce solo qui, il giglio di Cuma, ed è considerata zona di protezione speciale (z.p.s.) per l’habitat della duna. Per cui già oggi ogni intervento in zona deve essere soggetto a un’attenta valutazione ambientale». Tra l’altro sulla spiaggia di Cuma ci sono segni evidenti della presenza di nidi di tartarughe caretta caretta. «Le tartarughe – dice Garofalo – nidificano nei mesi di luglio e agosto nel luogo in cui sono nate. La zona è segnalata per essere uno di questi posti. Ogni anno monitoriamo la spiaggia. È necessario stare in guardia poiché la caretta caretta è un’animale in via d’estinzione e secondo le stime solo una su cento riesce a riprodursi». Infine, di fronte alla spiaggia, tra Ischia e Ventotene, nelle profondità del mare, c’è un grande tesoro che appartiene a tutto il Mediterraneo, il Canyon di Cuma, una valle sottomarina ricca di alimenti per i cetacei come delfini e balenottere. Un motivo in più per difendere quello che c’è in terra, in mare…                           

Ciro Biondi

Articolo pubblicato sul numero di luglio-agosto della rivista “Segni dei Tempi”


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