Tra i tesori sconosciuti di Pianura c’è anche la cappella di S. Antonio Abate
Nonostante decenni di abusi, speculazioni e disastri urbanistici Pianura riesce ancora ad offrire straordinarie testimonianze del passato. Anzi, ci sono continue scoperte e “riscoperte” di resti che risalgono all’epoca classica e ad età più recenti. A dimostrazione dell’importanza che il luogo ha avuto in passato, come in epoca romana per la sua posizione strategica al centro di grandi città come Pozzuoli, Cuma e Napoli. Tuttavia sono presenti numerose testimonianze anche di epoche più recenti. Cave, grotte, anfratti, resti risalenti al Medioevo, chiese e cappelle antiche resistono all’indifferenza di tanti e grazie all’attenzione di pochi appassionati. Una cappella è stata riscoperta di recente. È dedicata a Sant’Antonio Abate, il Sant’Antuono dei fuochi, il cui culto è molto sentito tra le popolazioni rurali dell’Italia meridionale. La chiesetta sorge dietro l’antico cimitero, risalendo la collina dei Camaldoli e superando il centro di preghiera della “Piccola Lourdes”. Lì, in mezzo alla boscaglia, si riesce ancora a intravedere la facciata della cappella. Incuriositi, alcuni abitanti del posto, qualche tempo fa, si sono decisi di raggiungere il vecchio luogo e dopo settimane di lavoro sono riusciti a “ritagliarsi” un sentiero tra alberi e cespugli, superando anfratti scavati dal corso dell’acqua e sono riusciti a raggiungere il posto. «Dopo tanti anni – dice Gianni Palmers, attento studioso di Pianura - e dopo il grande lavoro di due amici, sono riuscito ad approdare in questa leggendaria costruzione. Abbiamo dovuto inerpicarci su sentieri ripidissimi e ricavati dopo un laborioso intervento di bonifica per eliminare i rovi che ostruivano ogni tentativo di passaggio. Giunti sotto la parete rocciosa abbiamo visitato ciò che resta dei tre corpi di fabbrica che compongono il sito». La cappella fu costruita nel 1872 dal conte Giuseppe de’ Grassi in sostituzione di un’altra, sempre dedicata al Santo eremita, alle sue spalle (cfr. Ambrasi – D’Ambrosio “La Diocesi e i Vescovi di Pozzuoli). In effetti il luogo di culto più antico è ricavato in una cava di tufo, alle spalle della facciata più recente. Nella cavità sono presenti affreschi, stucchi e un piccolo altare. In un altro anfratto si scorgono delle colonne che delimitavano un altro ambiente; forse abbandonato a causa di qualche sisma. Fino al secondo dopoguerra un antico sentiero consentiva di salire alla cappella. Il 17 gennaio anche a Pianura, villaggio agricolo, si festeggiava ‘Sant’Antuono’, protettore degli allevatori e dei contadini. La gente saliva lì a benedire gli animali. Con il passare del tempo il luogo è stato abbandonato. Qualcuno ha provato persino a costruire una costruzione abusiva, quasi un rifugio di montagna. Ma poi l’inaccessibilità del luogo e la vegetazione hanno bloccato il ‘progetto’. «La volta della cappella – spiega Palmers – è decorata da stucchi con due stelle ed un ovale centrale che riporta il rilievo della colomba dello Spirito Santo. Gli affreschi, sebbene deteriorati, ripropongono il santo con altre figure ecclesiastiche. Siamo, quindi, davanti ad un altro piccolo tassello del grande tesoro artistico e storico che Pianura può tirare fuori ma che non è ancora tutelato da nessuno. Ben venga allora l’idea di un piccolo museo nella palazzina della cultura proposta nel piano del “Contratto di quartiere II” recentemente discusso alla IX Municipalità. Un luogo dove raccogliere i beni di questa incredibile terra troppo maltrattata e mai valorizzata ma colpevolmente indifesa».
Ciro Biondi
I misteri del piperno
La Napoli sotterranea non si limita solo al centro storico del capoluogo. Anche a Pianura si può scendere nelle viscere della terra e scoprire luoghi sensazionali proprio a pochi passi da casa. E il “Maggio dei Monumenti” di quest’anno proporrà anche una visita alle antiche cave. L’associazione “Progetto Pianura” ha organizzato un evento musicale-iconografico in cui si narreranno le antiche leggende legate ai luoghi misteriosi di Pianura. “Sembra – si legge in uno studio effettuato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II – che già in epoca greca la pietra fosse utilizzata anche se fonti più certe datano l’inizio dell’attività estrattiva al IX secolo. Altre fonti ritengono, invece, che l’attività sia iniziata nel XIII, di certo la massima espansione delle cave si ebbe nel XV secolo con la ristrutturazione del Maschio Angioino (Castel Nuovo) voluta da Alfonso di Aragona. Il piperno fu utilizzato come pietra da costruzione nell’architettura della città di Napoli. Lo si osserva ad ogni angolo della città antica e nei chiostri delle più belle chiese e sulle facciate degli antichi palazzi ad indicare le sue buone caratteristiche tecniche e cromatiche. L’attività di estrazione che ha interessato il piperno, dopo un’iniziale fase di lavorazione “a cielo aperto” (testimoniata dalle manomissioni al profilo naturale dei versanti) si è sviluppata per lo più in galleria”.
Ma a Pianura non c’era solo il piperno; e i resti archeologici non sono relativi solo all’attività di estrazione e alle case dei cavatori. I tanti lavori di edilizia sospesi in questi ultimi anni dimostrano che Pianura era un importante centro: non solo poche case di passaggio sulla strada da Pozzuoli a Napoli. Pochi mesi fa, nei pressi di Masseria Grande, in seguito a lavori per la costruzione di una scuola, sono stati ritrovati le mura e i pavimenti di alcune costruzioni che probabilmente erano parte di edifici di un ampio complesso termale.
Ciro Biondi
Articoli pubblicati per il numero di maggio della rivista “Segni dei Tempi”









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