Ospitati tra Napoli e Bacoli grazie a una gara di solidarietà tra istituzioni, associazioni e medici

L’estate flegrea dei bimbi saharawi

Il caso del piccolo Leisen alloggiato al Centro Ero Forestiero dopo una delicata operazione

Leisen ha quattro anni. Per il momento la sua casa è il Centro di accoglienza “Ero Forestiero” della Caritas diocesana di Pozzuoli. Con lui c’è Euguia, la giovane mamma. Leisen è qui perchè ha subito un delicato intervento chirurgico. Una malformazione congentita gli ha trasfigurato il volto: palato, bocca e naso erano praticamente divisi in due; una grave forma di malattia che viene volgarmente chiamata ‘labbro leporino’. Ora il piccolo è stato operato dal dottor Fernando Gambos del Vecchio Policlinico di Napoli, uno dei maggiori esperti di questo tipo di malformazioni. Leisen sta bene, attende di tornare a casa, in Africa occidentale, proprio dove il deserto lascia il posto alla vegetazione che finisce quando inizia l’Atlantico. Lì inizierà a sorridere. Forse. Perchè lui, i suoi fratelli e la sua famiglia non hanno una patria: sono saharawi. Un popolo a cui è stata negata la terra con una invasione che si tende a dimenticare con le compiacenze della diplomazia mondiale. Ma i saharawi sono un popolo antico e fiero. E resistono. Storia recente: nel 1976 la Spagna cede la sua colonia, ma il vicino Marocco annette il Sahara Occidentale e non lo lascia più. Il territorio anche se è ai confini con il deserto, è ricco di fauna e flora, ma anche di petrolio, gas e materie prime come i fosfati. Ma soprattutto è ricco di acqua, risorsa per cui – secondo le previsioni – si scateneranno i prossimi conflitti planetari. In seguito all’invasione marocchina per il popolo saharawi inizia la diaspora (ora sono oltre 250mila i saharawi dispersi nei paesi confinanti o emigrati). Nel frattempo nel paese è attiva una missione Onu, ma le speranze di indipendenza restano tali, anche se in esilio è nato il governo della simbolica Repubblica Araba Saharawi Democratica. Ma la solidarietà intorno al popolo senza terra c’è. E piano piano ha portato il piccolo Leisen fino a Pozzuoli. Anni fa un progetto del comune di Napoli a cui parteciparono l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Bacoli e i Lions di Bacoli-Monte di Procida-Cuma vide la partecipazione di Antonio Di Lorenzo, medico ortopedico dell’Asl Na2. Il medico puteolano è stato in Africa con una caravona alimentare in diretto contatto con i saharawi. Lì  ha conosciuto i problemi di questa gente decidendo di aiutarli. E a sue spese ha portato qui il piccolo e sua mamma. Intanto si susseguono i progetti di solidarietà con i saharawi. Il comune di Napoli ospita gruppi di bambini saharawi nei mesi di luglio ed agosto. Per questa edizione, i bambini saranno ospiti prima dell’I.c.a. Maiuri, poi del Secondo Circolo Didattico “Bellavista” di Bacoli. I bambini saharawi, che viaggiano senza bagagli e con l’unico indumento che indossano, hanno tutti dagli 8 ai 12 anni. Resteranno a Napoli per due mesi. Saranno una ventina e tutti sognano di ritornare nella terra dei loro padri.

Ciro Biondi

 Articolo pubblicato sul numero di luglio-agosto della rivista “Segni dei Tempi”

 


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