Alla scoperta delle masserie. attualità
Fuorigrotta rivista dagli anziani e dalle associazioni locali.
“Era tutta campagna”. Agli anziani bastano poche parole per descrivere Fuorigrotta di sessanta anni fa. Ma resta difficile pensare che il quartiere dedicato a San Paolo (nel cui nome sono stati edificati lo stadio, l´ospedale, un parco e impiantate innumerevoli attività commerciali), oggi all´avanguardia tecnologica (la Rai, il Cnr, l´Università) era solo un villaggio di contadini.
Eppure tracce dell´antica Fuorigrotta, ci sono ancora. La campagna resiste; a ridosso della lunghissima via Terracina fin su, ai bordi del cratere di Agnano e del monte Sant´Angelo che guarda a Soccavo, ci sono gli ultimi fondi e i contadini, divisi tra le circoscrizioni di Bagnoli e di Fuorigrotta, appunto. E´ come se il mare di cemento ad un certo punto si sia fermato lasciando scoperto solo una parte delle colline.
E le “isole” rurali diventano gli ultimi baluardi, testimonianze vive, di cultura e tradizioni prettamente locali. Nel 1994 viene fondata l´Associazione per la difesa dei fondi rustici dell´area napoletana e della civiltà contadina. Lo scopo è quello di promuovere le aziende agricole urbane. “Oggi – dice Bruno Brillante, responsabile dell´associazione – c´è tanta gente che si sposta da un luogo all´altro del pianeta frequentando gli stessi luoghi anonimi e asettici dei circuiti turistici imposti dai modelli consumistici predominanti e non conosce gli angoli più belli e segreti della città in cui vive”.
Per questo l´associazione organizza passeggiate alla riscoperta di chiese, congreghe, campi coltivati e antichi corsi d´acqua, botteghe artigiane e osterie, resti archeologici creando dei veri e propri itinerari alternativi che ricalcano le vecchie strade di congiunzione tra villaggi, masserie e le città di Pozzuoli e di Napoli. Certo la difesa delle tradizione passa anche attraverso la tutela del territorio: la speculazione edilizia dei decenni scorsi ha lasciato il segno anche sulle terre di “´ngoppa Terracina” e c´è chi si ostina ancora a costruire minando il precario equilibrio idrogeologico.
“In effetti – spiega Bruno Brillante – I fondi rustici napoletani rischiano di sparire per sempre privando noi e le generazioni future di un patrimonio di inestimabile valore. La nostra proposta pilota è quella dell´istituzione di un parco agricolo metropolitano che tuteli le aree agricole, istituzionalizzi le visite guidate, incoraggi l´incontro delle scuole con la realtà agricola urbana.
Nonostante le aggressioni subite negli ultimi decenni, la campagna napoletana, conserva ancora spazi importanti all´interno di una città cresciuta troppo velocemente ed in modo disordinato. Le aziende agricole raramente superano l´estensione di un ettaro e più spesso misurano pochi moggi, sono la testimonianza di un paesaggio agreste e rurale che un tempo caratterizzava Napoli”.
Tra Napoli e Pozzuoli c´è un antico e inossidabile legame, innanzittutto grazie ad una strada. Le terme di via Terracina sono state costruite nel II secolo dopo Cristo e rappresentano un´evidente testimonianza dell´importanza della strada che collegava Napoli con Pozzuoli, passando per il villaggio di Fuorigrotta; un luogo in cui i viaggiatori potevano sostare e riposare. Importanti mosaici ne sottolineano il valore e la raffinatezza. In più – secondo molti studiosi – è proprio in questa zona (precisamente nel cosiddetto “agro marciano”) che avvenne la prima sepoltura del corpo di San Gennaro. Il martire decapitato a Pozzuoli divenne patrono di Napoli. E via Terracina ancora una volta legò le due città . . .
Ciro Biondi
Articolo pubblicato sul numero di ottobre 2004 del mensile “Segni dei Tempi”









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