Fuorigrotta dai profughi al mercato

A via Metastasio è stata aperta la struttura commerciale: collocata nel vecchio campo abbandonato, era attesa da anni

La nuova cappella è un invito alla preghiera e alla riflessione per giovani, anziani e casalinghe

Campo Profughi “Canzanella” B11: era questo l’indirizzo che utilizzavano i profughi che dal secondo dopoguerra fino alla metà degli anni ‘70 hanno abitato a Fuorigrotta. Un grande campo, uno degli oltre cento campi allestiti su tutto il territorio nazionale per ospitare gli italiani che abbandonarono l’Istria dopo la nascita della Jugoslavia. E poi il campo di Fuorigrotta ospitò anche i profughi libici in fuga dal nuovo regime di Muammar Gheddafi (1969). Due storie di guerra. Di sconfitte e decolonizzazione che interessarono anche il quartiere di Fuorigrotta, ristrutturato sotto il regime fascista e catapultato nell’Italia del dopoguerra.

Dall’abbandono del campo da parte degli ultimi profughi ad oggi, l’area è stata abbandonata a se stessa. In condizioni igienico-sanitarie insostenibili proprio al centro del quartiere flegreo. Poi l’idea del mercato, che però per essere realizzata ha impiegato anni. Il 10 settembre – dopo polemiche politiche e turbolenti vicende di cronaca – il mercato di via Cerlone viene definitivamente abbandonato e abbattuto (al suo posto sorgeranno parcheggi ed aree verdi). Lo spostamento è di poche decine di metri, in via Pietro Metastasio. Finalmente la nuova struttura si apre al pubblico e l’area off limits diventa un ricordo. Ampi spazi, parcheggi, ordine. C’è poco del vecchio e colorato mercato in cui molti hanno lasciato tanti ricordi. Ma i commercianti sono gli stessi e continua la tradizione del mercato di Fuorigrotta, tra i più importanti della metropoli partenopea. Due ascensori collegano l’area a via Consalvo, scivoli per portatori di handicap (anche se nella parte coperta in alcuni punti ci sono degli inutili scalini per cui le carrozzine sono costrette a girare a zig zag se vogliono percorrere tutto il mercato), presidio dei vigili urbani e altri servizi nella nuova area per i 218 commercianti della parte coperta a cui si aggiungono 105 addetti all’esterno. Ma c’è di più. Per chi entra per la prima volta nel nuovo mercato, subito colpisce la chiesetta all’ombra di un’altissima palma. È una cappella affidata alla parrocchia dell’Immacolata di via Leopardi. Sorge sulla vecchia cappella dedicata a San Giuseppe (protettore dei profughi) che venne costruita proprio per gli ospiti del campo. Per un caso fortuito è stata abbattuta durante i lavori per la costruzione del nuovo mercato ma subito ricostruita sullo stesso suolo rispettando le misure preesistenti. «E’ una stazione missionaria all’interno dell’area mercatale» afferma don Pino Natale già parroco dell’Immacolata. «Quando divenni parroco a Fuorigrotta – spiega don Pino – mi venne l’idea di aprire uno spazio nel mercato di via Cerlone: una cappella inserita tra i box dei commercianti. Un modo per essere tra tanti fedeli. Poi è nato il progetto del nuovo mercato e il conseguente recupero della cappella di San Giuseppe. Dobbiamo ringraziare il sindaco Rosa Russo Iervolino e tanti dirigenti del Comune per aver restituito alla diocesi di Pozzuoli questa struttura che venne anche definita da esperti “un bell’esempio di architettura degli anni ‘50″. Nei pressi della parrocchia c’è anche un piccolo campo di calcio, che per i ragazzi è molto importante». Tutte le mattine la cappella ha gli ampi portoni spalancati: un invito alla gente del mercato. «Per noi – dice don Pasquale Di Giglio della chiesa dell’Immacolata – è una bella esperienza. Qui si fermano persone di ogni età che vanno al mercato. Anziani sì, ma anche molti giovani». Le cappella è aperta tutti i giorni, tranne il sabato, dalle 9 del mattino alle 13. Alle 10,30 c’è la Celebrazione Eucaristica.

La Cappella S. Giuseppe è un invito alla preghiera, alla riflessione, alla sosta per chi, giovani, anziani e casalinghe, si immerge nel nuovo e luminoso mercato di Fuorigrotta. «Per noi è importante essere qui – dichiara don Pasquale – perché abbiamo modo di avvicinarci a tanta gente, ai nostri stessi parrocchiani: vediamo molti volti nuovi, qui c’è una platea eterogenea, che ogni si rinnova. Molti sono venuti per la prima volta per curiosità, perché si sono trovati a passare dovendo fare gli acquisti al mercato. Ma poi ci siamo accorti che sempre di più ci sono persone che ritornano. Cerchiamo anche di rendere un servizio pastorale ai tanti lavoratori del mercato; in noi possono trovare un punto di riferimento». Ma la cappella ha anche “alleggerito” il lavoro della parrocchia dell’Immacolata. “«Secondo un censimento di cinque anni fa – conclude don Pasquale – la nostra parrocchia comprendeva circa 5300 famiglie e oltre 20mila battezzati. Spesso non riuscivamo nemmeno a soddisfare le messe celebrate in memoria dei defunti. Ora abbiamo questa cappella e il nostro servizio pastorale sarà amplificato. Ma la speranza è che questo centro pulsante del quartiere possa superare le ingerenze della camorra. Se i commercianti lo volessero, questo sarebbe un momento privilegiato anche per la presenza più attiva della Chiesa. Nella cappella organizzeremo momenti d’incontro serale; il campetto attirerà i ragazzi». Il plurale di don Pasquale non è casuale. Da un lato fa riferimento all’altro parroco, don Sergio Pipolo, dall’altro si riferisce con convinzione al Consiglio pastorale della parrocchia: «La stessa comunione che vivo con don Sergio e che rende possibile la soluzione del doppio parroco, crediamo che vada vissuta con i parrocchiani: non si può pensare a loro come dei semplici esecutori di decisioni prese dall’alto. La parrocchia è una comunità e può uscire all’esterno solo se c’è comunione».

Ciro Biondi

Articolo pubblicato sul numero di ottobre 2007 del mensile “Segni dei tempi”


Leave a Comment