Un´ antica piazza in cerca di futuro.
Tra degrado, localini e “movida” notturna: quale identità per il centro storico di Pozzuoli.
E’ il biglietto da visita della città. Piazza della Repubblica e i suoi vicoli rappresentano il centro storico del capoluogo flegreo. Da sempre, le alterne vicende della piazza sono state caratterizzate dagli “umori” della terra ballerina. La nascita del borgo (“Borgo Vicereale”) si deve a don Pedro Alvarez de Toledo subito dopo la devastante eruzione del Monte Nuovo del 1538. Per evitare l’abbandono dell’antichissima Puteoli, il viceré spagnolo invitò la popolazione a costruire e a occupare anche la striscia di costa. E per dare l’esempio edificò anche il suo palazzo con la caratteristica torre, ora in stato di abbandono. Il Borgo fu subito occupato da pescatori, artigiani e, secoli dopo, dalle prime famiglie di operai delle fabbriche che man mano si stanziavano sulla spiaggia. All’inizio del ‘900, invece, il bradisismo discendente e il conseguente allagamento “alla veneziana” (anche se in questo caso si trattava di acqua di fogna) della zona antistante la chiesa di Santa Maria delle Grazie obbligò a realizzare un’opera di bonifica radicale: una colossale colmata che fece sparire i primi piani di decine di palazzi. Dal 1970 ad oggi, da quando cioè è stato chiuso il Rione Terra, il cuore della città è l’attuale piazza. Ma il centro storico ha continuato a subire trasformazioni: con la crisi bradisismica degli anni ’80 piazza della Repubblica diventò disabitata, assumendo una dimensione quasi spettrale. Oggi i fabbricati vuoti, i vicoli transennati per il pericolo di crollo sono solo un lontano ricordo. Negli anni ’90, grazie anche al Caffè Serapide aperto 24 ore su 24, da piazza della Repubblica e dall’attiguo largo di Santa Maria delle Grazie iniziò la rinascita flegrea: a macchia di leopardo e fino ai confini (via Napoli, via Fasano, piazza Capomazza, via Vecchia S. Gennaro e via Solfatara) i palazzi della vecchia Pozzuoli sono stati progressivamente ristrutturati e rivitalizzati da negozi e bar mentre la richiesta di nuove abitazioni (perlopiù dal vicino capoluogo) ha fatto lievitare il mercato immobiliare. Oggi si possono vedere tante strutture colorate al posto dei ruderi dei palazzi abbandonati, mentre decine e decine di localini affollatissimi si insediano nei vicoli del borgo marinaro con tavoli e sedie. E’ questa la “fotografia” della Pozzuoli alla moda per la gente della movida notturna; giovani provenienti da Napoli e dall’hinterland che si intrattengono fino a notte fonda nei tanti locali – soprattutto alla Darsena – sia in estate che nei fine settimana invernali. Una vera e propria fabbrica della ristorazione nata in pochi anni senza nessuna programmazione. Un “fai-da-te” che ha dato il via all’idea che nella città circondata da grosse fabbriche si potesse pensare a un nuovo modo di guadagnare utilizzando spesso personale in nero con turni di lavoro massacranti. «Da piazza della Repubblica – hanno detto e ripetuto molti politici locali – è partita la rinascita della città; la ristorazione è un’importante valvola di sfogo per lo sviluppo». Ma quanto è lontana questo tipo di ristorazione dall’ambìto sviluppo turistico? E se questo proliferare di locali fosse solo trendy (e non a caso utilizziamo un vocabolo anglosassone) cioè tipico di una moda passeggera e per niente aderente alla realtà, quasi artificiosa? Che legame c’è tra quello che accadrà sul Rione Terra tra qualche anno (se tutto va bene) e quello che sorge ai suoi piedi, cioè nella città dei ristoranti? Questa ristorazione “mordi e fuggi”, quasi da “batteria per polli”, sarà capace di sostenere il confronto con una città che deve offrire cultura, archeologia, ambiente a un pubblico che, sicuramente, non è lo stesso di quello che nei fine settimana affolla i vicoli del centro storico? Intanto, i commercianti si organizzano per le prossime festività: ci saranno ancora le palme a via Cosenza che trasformano l’antica Puteoli nell’odierna Tripoli?
pubblicato su “Segni dei Tempi” dicembre 2003 – Ciro Biondi









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