Cigliano tra aria, terra, acqua e fuoco.
Pozzuoli in cima al cratere un quartiere che aspetta la sua strada. Il Comitato ha vinto la “battaglia” dei costoni
Vivere tutt´intorno a un cratere spento, senza nessun servizio. Temere anche la più leggera delle piogge che mette a repentaglio costoni e allaga le stradine in terra battuta.
Acqua, ma anche fuoco, per via degli incendi puntuali ad ogni estate sul versante di via Campana. Aspettare da tempo immemorabile fogne e illuminazione.
Ma in compenso abitare in collina, un panorama ineguagliabile nell´aria buona dei Campi Flegrei, dove in autunno si respira odore di vino in fermentazione.
Questo è Cigliano, ennesimo vulcano flegreo tra Astroni, Solfatara e Gauro (monte Barbaro), quasi un confine naturale tra Pozzuoli e la cosiddetta piana Campana tagliata in due dall´omonima via. Per arrivarci attraverso via Vecchia Campana bisogna passare tra due zone archeologiche, San Vito da un lato e la Necropoli di via Celle dall´altro, a ricordare l´antico insediamento e – come ricordano Domenico Ambrasi e Angelo D´Ambrosio nella loro opera “La Diocesi e i Vescovi di Pozzuoli” -, fu proprio a Cigliano che trovarono una prima sepoltura i martiri Acuzio ed Eutiche.
Un quartiere nato soprattutto grazie al cemento abusivo (il che spiega il rischio idrogeologico: in passato non sono mancate frane e quando piove si forma la “lava” di fango che poi si trasforma in polvere).
Tanta terra e tante case contadine, con l´eccezione del lato esterno occidentale, quello del fuoco: tutto deserto, a parte un sempre più grande ristorante.
E poi le palazzine, spesso abitazioni monofamiliari e di modesta entità, alcune costruite durante il periodo del bradisismo degli anni ´80 e ora condonate. Poco meno di mille abitanti, circa 250 famiglie censite.
Da qualche mese a rivendicare i diritti di questi cittadini c´è il Comitato Civico per Cigliano.
Ne fanno parte oltre trenta membri spinti da don Pier Paolo Mantelli, responsabile della cappella, unico punto di aggregazione. Due realtà, quella religiosa e quella civile che si sovrappongono per dare voce alla contrada. I problemi sono parecchi.
Uno su tutti: l´unica strada di accesso, anzi stradina, è impervia e pericolosa.
Quando piove le buche si riempiono di acqua e nemmeno i pulmini scolastici riescono a prendere i bambini e accompagnarli alle scuole del Rione Artiaco.
“Vogliamo collaborare con l´amministrazione – dice il presidente del Comitato, Procolo Di Meo a cui fanno eco anche alcuni membri del sodalizio, Salvatore e Anna Romano, Giovanni Parisi, Mario Greco, Tonia Pesce, Silvia Intignano e Giusy Rondinella – e il nostro scopo è riunire le persone, fedeli e no, per il bene della comunità attraverso una collaborazione attiva.
Intendiamo essere propositivi verso l´Amministrazione locale per la risoluzione delle tante problematiche che gravano sul nostro quartiere e, nel contempo, vogliamo divenire strumento atto a promuovere ed incentivare attività mirate alla promozione umana e alla difesa delle classi più deboli”.
Da tre anni, la comunità religiosa organizza la festa il primo ottobre, giorno dedicato a Santa Teresa del Bambino Gesù, da cui prende il nome la cappella.
Anche quest´anno tammurriate e vino locale.
Ma anche tanta partecipazione della gente del posto e ammirazione per questa piccola comunità. Prima battaglia vinta: gli interventi ai costoni.
Prossimo intervento la strada che il Comune ha in progetto insieme all´Università.
Sarà la prima vittoria visibile del Comitato; quella invisibile, fatta di solidarietà, rispetto per i beni comuni e di amicizia è già stata vinta.
pubblicato su “Segni dei tempi” novembre 2005 – Ciro Biondi









Dicembre 18, 2006 at 12:31 pm
Caro ciro, benvenuto nel mondo dei bloggers, provvedermo immediatamente a inserire nei nostri link il tuo… per favore potresti chiamarci SPIRITO DI GRUPPO e non “quelli di città della scienza”? Questo appellativo non piace ai nostri iscritti che non lavorano in quel posto, che tra l’altro non rappresenta l’attività della nostra associazione. E poi a me piace identificarmi con altro e non con il posto in cui lavoro. già gli lascio troppe ore della mia vita…
Attilio